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Arte: i tre Crocifissi di Donatello in mostra al Diocesano di Padova

31 gennaio 2015 | 09.35
LETTURA: 3 minuti

Dal 27 marzo al 26 luglio prossimi, per la prima volta insieme tutti i tre Crocifissi che Donatello realizzò nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze, quello della padovana Santa Maria dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio a Padova

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Particolare del Crocifisso di Santa Maria dei Servi prima del restauro (Foto Wikimedia)

Lo scenografico Salone dei Vescovi del Museo Diocesano di Padova ospiterà, dal 27 marzo al 26 luglio prossimi, per la prima volta insieme tutti i tre Crocifissi che Donatello realizzò nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze (1406-08), oggetto di una celebre gara con l'antagonista Filippo Brunelleschi raccontata da Giorgio Vasari nelle sue Vite, quello dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio (1443-1449) a Padova. Osservare da vicino e mettere a confronto i tre capolavori permetterà di leggere attraverso di essi il percorso compiuto dall'artista dagli anni giovanili alla piena maturità.

La mostra, dal titolo 'Donatello svelato. Capolavori a confronto', mette al centro il Crocifisso dell’antica chiesa padovana di Santa Maria dei Servi, 'svelato' nell'attribuzione e nella sostanza. Il Crocifisso è stato infatti attribuito a Donatello alcuni anni fa da Francesco Caglioti, dell'Università di Napoli, che sulla scorta delle ricerche di Marco Ruffini ha restituito alla scultura la corretta paternità, attestata dalle fonti più antiche ma ben presto dimenticata. L'opera, inoltre, è stata oggetto di un restauro che le ha restituito il suo aspetto di scultura lignea cancellandone l'apparenza bronzea dovuta ad uno spesso strato di ridipinture.

L’opera restaurata sarà accompagnata da un’esaustiva documentazione attraverso la quale il pubblico avrà modo di avvicinarsi dettagliatamente alle varie fasi del restauro e alle indagini tecniche che lo hanno preceduto, indagini per le quali un notevole contributo è stato dato dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dal Centro Conservazione e Restauro 'La Venaria Reale'.

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