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Mostre: i volti di una Roma che cambia in 'L’Età dell’Angoscia'

27 gennaio 2015 | 17.25
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La mostra allestita ai Musei Capitolini attraversa l'arte romana del III secolo dopo Cristo ed è caratterizzata dall'attenzione alla crisi spirituale, religiosa e civile di un periodo segnato da guerre civili, crisi finanziarie ed economiche, carestie, epidemie e dalla perenne pressione dei barbari ai confini

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Piazza del Campidoglio con i due palazzi dei Musei Capitolini (Foto Jorge Royan da Commons Wikimedia)

Si apre domani, nei Musei Capitolini, il quarto appuntamento del ciclo "I Giorni di Roma", la serie di mostre dedicate all'arte romana. Il nuovo allestimento, intitolato "L’Età dell’Angoscia. Da Commodo a Diocleziano  (180-305 d.C.)", concentra l'attenzione sui profondi cambiamenti che caratterizzarono il volto romano durante il III secolo d.C.. Il percorso racconta la diffusa crisi spirituale e religiosa che portò all'abbandono delle religioni tradizionali e all'adesione sempre più massiccia al culto di divinità provenienti dall'Oriente: Iside, Cibele, Mithra, Sabazio.

L’ansia generale che caratterizzò questo secolo derivava da alcuni problemi concreti e materiali: guerre civili, crisi finanziarie ed economiche, carestie, epidemie e la perenne pressione dei barbari ai confini. Uomini e donne auspicavano un futuro più sicuro legando le proprie speranze alla figura dell' Imperatore e anche alla suprema autorità religiosa. Il titolo della mostra romana trae spunto da un’opera di Eric Dodds intitolata “Pagani e cristiani in un’epoca di angoscia” , edita nel 1965, dedicata nello specifico proprio al III secolo d.C.

La mostra si articola in sette sezioni: la prima, "I protagonisti", con circa 92 opere, è una ricca presentazione di ritratti, statue e busti degli imperatori regnanti e delle loro mogli, e anche dei cittadini più abbienti dell’epoca. La seconda sezione, "L’esercito", presenta con oltre 20 opere l’esercito come uno dei grandi protagonisti della nuova epoca, capace di un enorme potere, perfino di imporre o eliminare imperatori a lui sgraditi. La terza sezione è dedicata a "La città di Roma" e, con 14 opere, racconta i grandi cambiamenti che nel III secolo segnano profondamente la città di Roma nella sua identità.

La quarta sezione, "La religione", attraverso 52 opere ci riporta un fenomeno di grande portata ovvero l’arrivo in città di culti orientali che si andranno ad affiancare ai culti tradizionali, attraendo una grande massa di fedeli e rispondendo ad alcune delle esigenze che porteranno in breve all’affermazione del Cristianesimo. La quinta sezione, "Le ricche dimore private e i loro arredi", con circa 30 opere offre uno sguardo sugli spazi privati, sui gusti e gli arredi domestici di alcune delle più ricche dimore private dell’epoca.

La sesta sezione, "Vivere (e morire) nell’impero", con 7 opere, racconta i cittadini romani al di fuori della Capitale: i loro gusti, le loro attività quotidiane, le loro immagini funerarie. La settima sezione, "I costumi funerari", è composta di 24 opere: sarcofagi, rilievi e pitture con una ricca presentazione di temi e soggetti, tratti dai repertori dei miti tradizionali e innovati secondo linguaggi e gusti ormai del tutto differenti.

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