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Lirica: il 'Benvenuto Cellini' firmato Gilliam e Abbado all'Opera di Roma

19 marzo 2016 | 16.23
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Una scena del 'Benvenuto Cellini' di Berlioz al Teatro dell'Opera di Roma

"Un teatro come l'Opera di Roma deve fare spettacoli che stupiscono, sorprendono e restano impressi nella memoria. Così sarà il 'Benvenuto Cellini', titolo non di repertorio ma allestito in modo che resterà nella storia". Carlo Fuortes, sovrintendente della Fondazione lirica capitolina, annuncia con entusiasmo l'arrivo sul palcoscenico del Costanzi dell'allestimento del capolavoro di Hector Berlioz, dal 22 marzo fino al 3 aprile, firmato da Terry Gilliam e diretto da Roberto Abbado, con il tenore John Osborn nei panni del grande artista rinascimentale.

"Siamo riusciti a mettere insieme un cast di alta qualità, senza il quale quest'opera, poco nota, innovativa e molto difficile, non si può fare", ha sottolineato ancora Fuortes, evidenziando che lo spettacolo è "frutto di una coproduzione tra teatri europei (English National Opera e De Nationale Opera di Amsterdam, ndr), ed è stato fortemente voluto anche perché è un'opera romana, totalmente ambientata a Roma".

Berlioz infatti sposta la vicenda da Firenze a Roma, città che aveva maggior fascino sul pubblico francese, e attribuisce la committenza del Perseo a papa Clemente VII e non, come nella realtà, a Cosimo de' Medici. Una delle pagine più celebri del 'Benvenuto Cellini' è il vorticoso carnevale che Berlioz rielabora nel 1844 (l'opera è del 1838, anche se la versione definitiva è quella di Weimar del 1853 con le modifiche apportate dal compositore su suggerimento di Liszt) nella ouverture 'Carnevale Romano'.

Il direttore d'orchestra, musica innovativa e di difficilissima esecuzione

"E' una musica innovativa, di difficilissima esecuzione - spiega Abbado - tanto che lo stesso Berlioz scriveva che il direttore d'orchestra alla prima di Parigi del 1838, non riusciva a raggiungere neppure la metà del tempo da lui richiesto. Inoltre i ritmi usati da Berlioz sono sempre asimmetrici e quindi difficilissimi, come le concatenazioni armoniche, il suono e gli effetti spaziali ottenuti facendo suonare una sezione dell'orchestra in forte e un'altra in pianissimo. Una soluzione che anticipa le avanguardie degli anni '50 del '900. La musica di Berlioz è sempre al limite dell'ineseguibile, a volte sembra un Beethoven impazzito...".

La messa in scena di Gilliam punta alla spettacolarizzazione della vicenda di Cellini, alter ego di Berlioz che vede nella creazione del Perseo la metafora del travaglio creativo dell'artista in generale. "Non c'è nessuno più di Gillian che potesse rappresentare la follia di Cellini e di Berlioz", afferma Natascha Metherell, assistente alla regia dell'ex Monty Python, celebre per avere diretto pellicole come 'Parnassus', 'Le avventure del Barone di Münchausen' o 'La leggenda del re pescatore', che ha già portato in scena un'altra opera del compositore francese: 'La Damnation de Faust', prima all'English National Opera di Londra e poi rappresentata al Teatro Massimo di Palermo nel 2012.

Fuortes, allestimento '95 firmato da Gigi Proietti non recuperabile perché le scene non ci sono più

"Spero che con questa produzione si sfati il luogo comune che vuole il 'Benevenuto Cellini' un'opera non teatrale", ha aggiunto il direttore artistico Alessio Vlad. Il capolavoro di Berlioz è in realtà molto poco rappresentato, anche se la Fondazione lirica romana l'aveva messo in scena nel 1995 con la regia di Gigi Proietti. "Un allestimento che non si poteva recuperare - ha chiarito Fuortes - perché se qualche costume c'è ancora, le scene non esistono più".

Dopo la prima di martedì 22 marzo alle 19,30 (in diretta su Rai Radio3), il 'Benvenuto Cellini' sarà replicato giovedì 24, sabato 26, martedì 29, giovedì 31 marzo e domenica 3 aprile. Le scene sono dello stesso Gilliam con Aaron Marsden, il Coro è preparato da Roberto Gabbiani e accanto a Osborn nel ruolo del titolo cantano: Nicola Ulivieri (Balducci), Mariangela Sicilia (Teresa), Marco Spotti (papa Clemente VII), Alessandro Luongo (Fieramosca), Varduhi Abrahamyan (Ascanio).

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