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Il cappellano militare ucraino: "Ai soldati dico 'guardate il tramonto per restare uomini'"

24 maggio 2022 | 12.39
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"Per tre anni in trincea in Donbass, ma non ho mai visto la violenza che c'è ora"

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"Essere uomo vuol dire scegliere il Bene, combattere per la giustizia, cercare la Verità, contemplare la Bellezza. In questi mesi di orrore per la guerra, quello che dico quotidianamente ai miei soldati è: abituatevi a non perdere il gusto delle piccole cose, il sapore del caffè, la bellezza di un tramonto. Fatelo per restare uomini, altrimenti il rischio è di perdere la propria umanità". A dirlo all'Adnkronos, in un'intervista all'indomani della resa dei militari ucraini ad Azovstal e in un momento delicatissimo della guerra in Ucraina, è Padre Andriy Zelinskyy, autorità molto nota in Ucraina, gesuita greco-cattolico nonché cappellano militare maggiore responsabile della Cappellania militare della Chiesa greco - cattolica del Paese.

"Ho vissuto per tre anni nelle trincee del Donbass, ma la crudeltà e la violenza che ho visto in questi tre mesi esce fuori da ogni contesto -spiega padre Zelinsky- Per otto anni ci eravamo abituati ad una guerra di posizione, con una linea del fronte ben precisa. Dal 24 febbraio non c'è più linearità, i missili arrivano da ogni parte. Non c'è mai più stato un giorno senza razzi e missili. Si tratta della guerra più assurda dell'era contemporanea". L'assurdità, per il capo dei cappellani militari, "consiste nel fatto che non esiste una sola ragione realistica per averla iniziata. Il governo russo ha una concezione della realtà che non coincide con la realtà stessa, solo che purtroppo è una concezione che ha delle armi, anche nucleari. E questo è molto pericoloso".

Difficile essere cappellano in trincea, e dover conciliare ogni giorno i dettami del Vangelo con l'orrore del fronte. Ma padre Zelinskyy le idee le ha chiare: "Come cristiani crediamo che la vita dell'uomo sia una volontà divina. Perciò la prima espressione dell'adesione a questa volontà è quella di difendere la vita. Non è solo una possibilità, è il nostro primo obbligo. Per fare il bene, devo vivere. Se qualcuno prende le armi e mi attacca, sorge una minaccia proprio alla volontà divina. C'è l'obbligo di fermarlo, perché se non lo facciamo, ci saranno altre vittime e persone innocenti".

L'ideologia pacifista radicale? "Non si può fare, Gesù non ha mai negato il servizio militare. Nel Vangelo non si trova nulla del genere, nessuno ha mai detto che è sbagliato -scandisce all'Adnkronos padre Zelinskyy- C'è piuttosto la questione della proporzionalità, ma se c'è un illegittimo aggressore, è giusto difendersi con le armi. Certo, legittima difesa non significa che se ho preso le armi in mano posso fare ciò che voglio, devo agire in modo proporzionale. Lo scopo è uno solo: difendere la vita. Quando parlo con i miei soldati dico sempre che se qualcuno va alla guerra con odio, ha già perso. Bisogna andare con lo spirito dell'amore per quelli che difendono, e questo richiede tanto coraggio".

Sull'esclusione dalla vita sociale occidentale degli esponenti russi, dalla cultura allo sport, il cappellano militare osserva lucidamente: "Se la cultura difende la violenza e il primato dell'ideologia sull'essere umano e promuove la propaganda, no, non è ammissibile. Se serve all'umanità, allora sì". Un'ultima domanda riguarda l'immaginare un ipotetico incontro con Vladimir Putin. Cosa gli direbbe? Padre Zelinskyy fa una pausa. "Non ci ho mai pensato -dice- ma credo che, avendo Putin di fronte, gli direi di tenere presente che è solo un piccolo uomo. Niente di più. Un essere umano, fragile, piccolo, e domani morirà anche lui".

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