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Il cardiologo Romeo, "Interventi mininvasivi con valvole salvavita, Italia in coda"

13 dicembre 2016 | 18.58
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Tecniche mininvasive che potrebbero salvare la vita ai pazienti con patologie valvolari, praticate però nel nostro Paese 'con il contagocce'. "L'Italia, che alcuni anni fa era al secondo posto per numero di interventi mininvasivi delle valvole, sta scivolando agli ultimi posti nella classifica delle nazioni più evolute. Ma dobbiamo essere consapevoli che ogni valvola che mettiamo è una vita salvata: parliamo di pazienti che altrimenti sarebbero rifiutati dai chirurghi perché a rischio troppo alto". A tornare sulla questione è Francesco Romeo, presidente della Società italiana di cardiologia (Sic), che già qualche tempo fa aveva denunciato il problema.

"Abbiamo a disposizione una tecnica non chirurgica che ci consente di salvare vite con un rischio basso. Ma queste valvole sono costose, così l'accesso a queste procedure è oggettivamente difficile. E la situazione non è omogenea nelle diverse regioni. Nel nostro centro di Tor Vergata, a Roma - spiega il cardiologo all'AdnKronos Salute - finora abbiamo fatto 70 valvole nel 2016, con mortalità zero. Ma abbiamo avuto pazienti morti in lista d'attesa, e altri che non avranno accesso a questa opzione perché ci impongono limiti all'utilizzazione, ostacoli burocratici dovuti ad una questione economica".

Per Romeo è grave che si sperperino denari in sanità, "ma a soffrire non deve essere l'accesso a un device che per alcuni pazienti è l'unica possibilità. Si tratta di una limitazione del diritto alla salute. Ecco perché auspico che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, riconfermata dal premier Paolo Gentiloni, sia disponibile ad accogliere queste problematiche. Ma voglio sensibilizzare anche le autorità regionali: il loro è un ruolo chiave. Non possiamo decidere a chi dare le valvole cardiache e a chi no perché ne abbiamo poche e costano molto. Questa decisione è eticamente inaccettabile".

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