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Il costumista di Bud Spencer: "Quella mole nascondeva un'anima gentile"

29 giugno 2016 | 16.58
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"Era un uomo speciale: era alto circa un metro e 95, pesava fra i 125 ed i 130 chili ma in quella mole immensa nascondeva un'anima gentile". A ricordare così Bud Spencer, morto ieri a 86 anni, la sua fisicità che ne caratterizzava le interpretazioni cinematografiche ma era lontana dal suo carattere, è Walter Patriarca, scenografo, costumista e pittore, con al suo attivo una settantina di pellicole, che in diversi film ha disegnato i costumi per l'attore e le scenografie in cui si muoveva, spesso spaccando tutto per esigenze di copione.

"Ho conosciuto Carlo (Pedersdoli, ndr) sul set: era una persona, generosa, alla mano, simpatica e dotata di grande humor. Ho lavorato con tanti attori, tutti brave persone ma lui era diverso, in qualche modo più umano", aggiunge Patriarca, che quanto alla professionalità dell'attore ricorda: "Normalmente, soprattutto come scenografo, io mi confrontavo solamente con il regista, ma lui voleva partecipare, mi pèroponeva delle soluzioni, mi chiedeva degli accorgimenti per realizzare al meglio le sue epiche scazzottate con conseguente distruzione del set".

Bud Spencer "non era imbarazzato dalle sue dimensioni, non mi ha mai chiesto di realizzare per lui costumi che lo smagrissero, gli piaceva il suo aspetto -ricorda Patriarca- che era una cosa unica con il suo personaggio e poi gli piaceva mangiare: quando si lavorava all'esterno degli studi lui era seguito ovunque da un maxi camper che ospitava anche la sua sarta e cuoca. Tutta la troupe mangiava il cestino, lui mangiava cucinato".

Tra i suoi ricordi fuori dal set di Bud Spencer, Patriarca racconta con un misto di tenerezza e ammirazione di quando, qualche anno fa, invitò "Carlo a una mia personale, lui amava gli artisti e mi riteneva tale, una mostra allestita nella Torretta Valadier a Ponte Milvio. Il tempo passava e lui non arrivava, io era sul terrazzo con altri ospiti e all'improvviso arrivò il figlio, mi disse che il padre era arrivato ma non era riuscito a salire la stretta scala che portava alla mostra e mi mandava i suoi saluti. Non bisogna però pensare che fosse solo un grosso uomo, era un grand'uomo".

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