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Sanità: ginecologo, 'ventosa' in 15% parti naturali, forcipe addio

05 luglio 2014 | 15.15
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Niente più forcipe per aiutare il bebé a nascere. "In Italia non si usa quasi più, mentre nel 10-20% dei casi si utilizza la ventosa, meno traumatica, che consente di riposizionare la testolina del bambino in modo che possa venir fuori più facilmente. Nel mondo si stanno diffondendo poi nuovi strumenti come l'Odòn device", messo a punto da un meccanico argentino e composto da una busta di plastica con cui viene avvolto il capo del bimbo, da cui si risucchia l'aria per creare adesione in modo che il piccolo scivoli fuori. "Ma si tratta di un sistema che nel nostro Paese non viene impiegato, perché adatto ad altre realtà sanitarie". A tracciare il quadro è Enrico Ferrazzi, direttore del dipartimento Donna, mamma e neonato dell'Ospedale Buzzi di Milano.

"Nella nostra struttura, che conta circa il 20% di cesarei, è dunque in linea con la media europea ed esegue inoltre 3.500 parti l'anno - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - la ventosa si usa nel 10-20% dei casi. Mentre in altri ospedali, come ad esempio il San Gerardo di Monza, che esegue sempre un massimo del 20% di cesarei, si impiega nel 6-7% dei parti naturali. Una percentuale variabile, dunque. La buona ostetricia italiana pone molta attenzione ai meccanismi naturali del parto, quando non si vengono a creare posizioni adeguate allo scivolamento della testina, la prima opzione è aspettare che con le contrazioni la situazione si risolva, la seconda è appunto la ventosa, che ha la funzione di riposizionare il bebé. L'Odòn device è più adatto a situazioni in cui c'è interesse ad accelerare il periodo espulsivo, quando ad esempio si ha una sala parto con limitate opzioni tecnologiche. Ma in Italia oggi si usa soprattutto la ventosa 'kiwi', con un cappuccio di plastica più piccolo che non esercita grosse pressioni come le vecchie ventose, ma si limita a modificare l'asse della testa. Il forcipe è stato abbandonato perché le indicazioni il suo utilizzo sono ormai quelle per il parto cesareo".

"Il forcipe si usa ancora molto in Inghilterra - evidenzia Giovanni Scambia, direttore del dipartimento per la Tutela della salute della donna, della vita nascente, del bambino e dell'adolescente del Policlinico Gemelli di Roma - in Italia si preferisce la ventosa. Ma sicuramente il problema principale da noi è l'alto numero di tagli cesarei, che bisognerebbe cercare di diminuire".

"Non è solo problema tecnico - aggiunge - ma di pressione medico-legale, oltre che di organizzazione, di analgesia del parto, di preparazione pre-parto delle donne anche psicologica e di disponibilità di personale, perché è chiaro che se si sia ha personale medico e paramedico a sufficienza ci si può permettere di seguire il parto in un certo modo. Infine, bisognerebbe fare in modo che le strutture di ostetricia italiane eseguissero un numero di parti sufficiente per il training adeguato dei loro medici".

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