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Papa Francesco, preghiera con Shimon Peres e Abu Mazen in Vaticano

07 giugno 2014 | 14.36
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Alla vigilia dell’incontro, previsto per domenica pomeriggio, la responsabile delle relazioni esterne per l’esecutivo palestinese: “Il Pontefice faccia un appello per Gaza a prescindere da ogni presa di posizione politica”. Peres vedrà lunedì Napolitano. Nella giornata dedicata al mondo dello sport, la ‘magia’ di Papa Francesco con la palla da basket: freestyle sul Sagrato di Piazza San Pietro (FOTO)

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Francesco con Mahmoud Abbas (Infophoto)

Un appello per “i palestinesi di Gaza, per una questione di umanità e a prescindere da ogni presa di posizione politica”. E’ quanto si aspetta da papa Francesco Israa al-Mudallal, ex portavoce del governo di Hamas nella Striscia di Gaza e oggi responsabile delle relazioni esterne per il governo di unita’.

In un’intervista ad Aki-Adnkronos International in vista della preghiera che il pontefice terrà domani a Roma con il presidente palestinese Mahmoud Abbas e con quello israeliano Shimon Peres, la giovane esponente di Hamas chiede al Papa e al mondo intero di “ricordare che i palestinesi sono esseri umani, che subiscono ogni giorno, soprattutto a Gaza, violazioni dei loro diritti e una vera e propria apartheid”. E denuncia che, a suo parere, nulla potrà cambiare fino a quando il governo israeliano sarà guidata da “chi non vuole uno Stato palestinese”.

Per la Mudallal, la recente visita del papa in Terra Santa ha “portato speranza ai palestinesi”, che tuttavia “continuano a vedere violati i loro diritti, a subire un’occupazione ingiusta, a vedere limitata la loro libertà di muoversi, di professare la loro religione, di visitare i loro luoghi sacri”. Per questo la Mudallal, pur consapevole che il pontefice non potrà addentrarsi in questioni politiche con i suoi due ospiti, si dice certa che Francesco “conosce e capisce la situazione in Medio Oriente” e gli chiede quindi di “esprimere la sua solidarietà per i palestinesi che soffrono, di ascoltare i bambini e le donne che vogliono vivere in pace e in uno stato libero e indipendente”.

Dal suo nuovo ruolo di rappresentante di un governo di unità e non più di quello di Hamas, la Mudallal usa toni più moderati del solito rispetto alla situazione mediorientale, ma non esita a definire “inutile ogni negoziato” con Israele, “finché ci sarà al governo Benjamin Netanyahu, che non vuole la creazione di uno Stato palestinese” e anche in occasione della recente visita del papa “non ha lanciato alcun messaggio positivo in tal senso”. “Israele non riconosce il governo di unità - continua - perché è appoggiato da Hamas, ma ignora che questo non è il governo di Hamas e non è un governo politico, ma un esecutivo indipendente incaricato di affrontare soprattutto questioni economiche e sociali”.

Lo Stato ebraico “annuncia la costruzione di un numero impressionante di nuovi insediamenti - accusa la Mudallal - non rilascia i detenuti palestinesi come invece si era impegnato a fare, non permette ai ministri del nuovo governo di viaggiare da Gaza a Ramallah per prestare giuramento”. “Tutto questo rende evidente che i negoziati sono inutili”, dice, pur ribadendo che, accettando di far parte di un governo di unita’ con la fazione Fatah di Abu Mazen, Hamas ha anche “accettato e riconosciuto la volontà del presidente dell’Anp di non chiudere i negoziati”. “Non diciamo ‘no’ ai negoziati - prosegue - ma Israele deve rispettare le risoluzioni Onu, gli accordi internazionali e il diritto”. Solo allora, conclude, “si potrà parlare di un processo di pace autentico”.

Sì del governo, Peres parteciperà alla preghiera - Il governo israeliano di Benyamin Netanyahu ha dato il via libera alla partecipazione del presidente Shimon Peres alla preghiera in Vaticano. L’esecutivo ha capito “l’importanza storica” di questo appuntamento, scrive il Jerusalem Post, secondo il quale fino a giovedì pomeriggio non era certo che Peres avrebbe ricevuto l’approvazione governativa ad una preghiera assieme al presidente palestinese Mahmoud Abbas dopo le obiezioni israeliane contro il nuovo governo palestinese di unità nazionale.

Peres aveva immediatamente accettato l’invito del Papa, esteso durante la visita del Pontefice a fine maggio in Terrasanta, ma aveva tuttavia bisogno dell’approvazione del governo. Per la preghiera di domani guiderà una delegazione interconfessionale di cui faranno parte il rabbino Rasson Arussi del Consiglio del rabbinato, il rabbino Daniel Sperber, il rabbino David Rosen, il leader spirituale dei drusi, sceicco Moafaq Tarif, e il presidente della comunità musulmana d’Israele, sceicco Mohammad Kiwan. Il rabbino Rosen, direttore per le questioni interreligiose dell’American Jewish Committee di Gerusalemme, è ben conosciuto in Vaticano, dove si reca spesso. E’ il primo cittadino israeliano e il primo rabbino ortodosso ad essere stato nominato Cavaliere dell’ordine pontificio, nel 2005, per il suo contributo al dialogo fra cattolici ed ebrei.

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