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Il lockdown di Antonio Razzi fra pasta, sport e "Terza guerra mondiale"

21 aprile 2020 | 12.24
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L'ex senatore guarda con preoccupazione alla ripartenza: "In Italia dilettanti allo sbaraglio"

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Un'ora di corsa in giro per casa, piegamenti "con un macchinario che mia moglie non ha quasi mai usato perché è svogliata su queste cose" e poi, verso le 11, subito ai fornelli per creare manicaretti. L'ex senatore Antonio Razzi affronta dal 10 marzo il lockdown nella sua Pescara senza darsi all'ozio, coltivando anzi la passione per la cucina "perché bisogna anche passare il tempo".

"Ieri - racconta all'Adnkronos - ho fatto un risotto col salmone che era una bontà. Molte volte mi meraviglio di come mi viene bene. E poi linguine allo scoglio e un aglio, olio e peperoncino con scampi sgusciati che sembra facile, ma ci vuole un'arte anche per quella. Amatriciana, carbonara, cacio e pepe me li faccio io, addirittura mi vengono meglio dei ristoranti dove vado a mangiare". Un talento, insomma, che Razzi condivide volentieri sui suoi canali social pubblicando le foto dei piatti: "Addirittura - confessa - ci sono molti che mi scrivono chiedendomi perché non faccio un libro di ricette della quarantena del senatore Razzi".

E perché no? Il senatore ride: "Devo trovare un editore e magari ci sediamo a tavolino. Poi si fa presto, perché tutto quello che ho mangiato sta su Instagram e Facebook e so dove andarle a riprendere... la testa mi funziona, eh! Ma io mi diverto, almeno ammazzo il tempo. Se no che cosa faccio qui tutta la giornata?".

Se la cucina è un passatempo, l'ex senatore guarda però con preoccupazione alla ripartenza e alla trattativa in corso in Ue: "Io spero - spiega ancora Razzi all'Adnkronos - che giovedì non ci vendono all'Europa del nord. Questo mi preoccupa, perché non è che ci fanno fare la fine della Grecia... Noi siamo fra i primi cinque Paesi europei che volevano l'Unione, e dico che ora ci vogliono gli stati uniti d'Europa perché solo così si può livellare tutto senza la presunzione di Paesi come la Germania o l'Olanda, dove addirittura molte ditte italiane pagano le tasse per far guadagnare loro".

"Qui - insiste Razzi - ci vorrebbe un vero cambiamento, perché ora ci troviamo in difficoltà, perché questa è una Terza Guerra Mondiale invisibile". Sulle scuse all'Italia da parte di Ursula von der Leyen, Razzi è netto: "Va bene le scuse, ma ci vuole dare 36 miliardi che dopo dobbiamo restituire. E allora che aiuto ci date?", si chiede l'ex senatore.

"E' la stessa cosa che fa lo Stato italiano con le piccole e medie imprese - sottolinea ancora Razzi -. Vuole dare 25mila euro, ma per ottenere quei soldi, quel prestito che non è a fondo perduto, ci vuole la mano di Cristo, ci vuole il commercialista! Ma a che gioco giochiamo - sbotta l'ex senatore -? Ho amici imprenditori in Svizzera e in Germania, e almeno in questi due Paesi so quello che prendono gli operai, subito, dal giorno successivo al blocco. Prendono l'80% della paga, o i camerieri l'85% dello stipendio, un 5% in più per coprire i pasti che prima facevano al ristorante. E alle aziende hanno dato 20mila euro cash a fondo perduto, anticipate dalle banche che poi li richiedono allo Stato".

"Qui invece - spiega ancora Razzi - c'è una burocrazia tale che serve l'avvocato. E poi, in base al tempo in cui i soldi saranno restituiti, ci si devono pagare sopra gli interessi. Io sono vicino agli operai, vicino alle imprese, perché senza di loro non si mangia e non si beve. E allora se voleva fare una bella figura - dice -, lo Stato non solo non doveva chiedere ora i rendiconti, ma doveva dare un prestito, magari da restituire in 10 anni viste le condizioni economiche del Paese senza percentuali da pagare".

"Ho fatto l'operaio per 41 anni, conosco il sistema e le ditte come lavorano. Purtroppo in Italia - attacca il senatore - abbiamo dilettanti allo sbaraglio che non hanno mai lavorato e non sanno cosa significa alzarsi la mattina e andare a lavorare per dare da mangiare ai figli o per dare da mangiare alla moglie. Purtroppo ci sono persone incompetenti, e lo dico perché li conosco tutti quanti. Quando sono a Roma vado alla Camera, al Senato, parlo con quello e con quell'altro. Ho visto i ragionamenti - sottolinea -, però poi magari se la prendono con me perché sbaglio il congiuntivo o non metto l'accento... Qui bisogna fare i fatti, non le chiacchiere. Perché, come si dice da queste parti, le chiacchiere se le porta il vento".

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