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Scienza: Nature, l'italiano Accomazzo guida top ten dei cervelli del 2014

17 dicembre 2014 | 19.44
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In cima alla classifica stilata da Nature il direttore di volo della sonda Rosetta all'Esa. Fra gli altri, un medico che ha lottato contro Ebola e il portabandiera dell'Ice Bucket Challenge, la doccia gelata per la ricerca sulla Sla

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Tempo di bilanci per la scienza. E l'Italia, questa volta, sorride. Ad aprire la classifica delle persone che hanno fatto la differenza in questo campo nel 2014 per 'Nature' è il connazionale Andrea Accomazzo, direttore di volo della sonda Rosetta all'Esa e fra i protagonisti della missione Rosetta, che ha portato il veicolo spaziale Philae sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Insieme a lui, nella top-ten, anche un medico che ha lottato contro Ebola e il portabandiera dell'Ice Bucket Challenge.

Accomazzo, ricorda 'Nature', ha lavorato 18 anni per raggiungere l'obiettivo dell'atterraggio del lander, il 12 novembre scorso. "E' come scalare un picco di 8.000 metri e tornare indietro vivo. Bisogna allenarsi molto, e ci vogliono anni", racconta. Fra gli altri scienziati inseriti nella top-ten di 'Nature' - 5 uomini e altrettante donne - c'è anche Radhika Nagpal, dell'Università di Harvard, studiosa che ha contribuito ai rapidi progressi compiuti nel campo dell'intelligenza artificiale e della robotica. Quest'anno, la studiosa ha generato truppe di robot in grado di comunicare e lavorare insieme come uno sciame di insetti.

Sjors Scheres del Mrc Laboratory ha vinto un posto nella prestigiosa lista per aver migliorato una tecnica nota come microscopia a crio-elettroni, che sta contribuendo a svelare le strutture dettagliate di un dispositivo cellulare. La rivista ha incluso anche Pete Frates, il giocatore di baseball in pensione con la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) che ha reso l'Ice Bucket Challenge il fenomeno dell'anno sui social media, per aver coinvolto molte persone inconsapevoli in un movimento a sostegno di scienza e ricerca.

Le altre persone nella lista di Nature sono Sheik Humarr Khan, il medico e ricercatore eroe, che si è dedicato alla comprensione e alla lotta contro Ebola in Sierra Leone, ed è morto a causa della malattia nel mese di luglio; Masayo Takahashi del Riken Center for Developmental Biology, scienziata che ha fatto "grandi passi avanti nel campo delle cellule staminali conducendo il primo studio clinico su cellule derivate da staminali pluripotenti indotte (iPS)".

E ancora Kopillil Radhakrishnan, capo dell'Indian Space Research Organization, che ha guidato la missione indiana su Marte e ha dato lustro alle grandi ambizioni spaziali della nazione asiatica; David Spergel, l'astrofisico di Prenceton che ha individuato problemi nella scoperta indiretta delle onde gravitazionali emesse dal processo d'inflazione dell'universo neonato. Ma anche Maryam Mirzakhani, la matematica iraniana prima donna a vincere il prestigioso Fields Medal dal 1936, e l'oncologa Suzanne Topalian della Johns Hopkins, il cui lavoro è stato "fondamentale per portare l'immunoterapia oncologica dal laboratorio alla clinica".

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