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Opera Roma: il 'melomane' Cofferati, vertici si assumano loro responsabilità

03 ottobre 2014 | 19.00
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Per l'ex segretario della Cgil è "chiaro che il problema che ha sollevato Muti con la sua uscita era molto più consistente e grave di quello che si è voluto far apparire" e il cda "ha il dovere di presentare un piano di riorganizzazione", ma invece dice "'adesso licenziamo questi, poi vedremo'. Non ho mai visto gestire un'impresa, un ente in crisi in questo modo"

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Sergio Cofferati (foto Adnkronos)

"La sensazione è che ormai, sull'onda di questa linea di liberismo senza freni che sta dilagando, qualunque situazione di difficoltà venga affrontata iniziando dall'anello più debole. Ma così non si costruisce nulla e inevitabilmennte si alimenta il conflitto: è inevitabile che i licenziati cerchino di far valere i loro diritti, le loro esigenze e poi non si capisce dove si va". Sergio Cofferati, ex segretario della Cgil e melomane da sempre, con una passione dichiarata per l'opera lirica, lega così, conversando con l'AdnKronos, la drammatica svolta imposta alla vicenda del Teatro dell'Opera di Roma dalla decisione del cda di licenziare orchestra e coro e l'aria che tira in Italia sul fronte dell'articolo 18.

La scelta dei licenziamenti all'Opera per Cofferati da un lato rende "chiaro che il problema che ha sollevato Muti con la sua uscita era molto più consistente e grave di quello che si è voluto far apparire", dall'altro dovrebbe essere "evidente che se l'Opera di Roma è nelle condizioni che vengono denunciate chi l'ha gestita ne ha la responsabilità primaria. Se quell'azienda che produce cultura va così male dovrebbe esserci una assunzione di responsabilità da parte del Consiglio di Amministrazione, del Presidente e del Sovrintendente. Invece si comincia da chi produce".

"Di fronte ad un ente lirico in dissoluzione il cda che affronti tutti i problemi che hanno, immagino con varia intensità, portato a questa situazione prefallimentare - scandisce Cofferati - invece dicono 'adesso licenziamo questi, poi vedremo'. Non ho mai visto gestire una impresa, un ente in crisi in questo modo".

"Il problema vero delle fondazioni liriche è l'inadeguatezza della legge che le ha istituite"

Il nodo vero, per Cofferati, è quello che stringe buona parte della lirica italiana, al di là del caso specifico dell'opera di Roma: "Credo che le fondazioni liriche, non a caso ce ne sono almeno otto in grandissima sofferenza, abbiano un problema che le coinvolge tutte, l'ormai comprovata inadeguatezza della legge che le ha istituite. Servirebbe una nuova legge nazionale in materia".

"Il primo problema che deriva dall'attuale regolamentazione delle fondazioni liriche, anche per l'Opera di Roma, riguarda la certezza dei finanziamenti -sottolinea Cofferati- il coinvolgimento dei privati così come è stato immaginato è fallito, non funziona. Se si vogliono prendere a riferimento le fondazioni anglosassoni bisogna partire dal principio che il privato che investe ha un vantaggio fiscale. Da noi non è così, quindi il peso rimane prevalentemente sulle spalle pubbliche e le difficoltà aumentano".

"Poi serve, di nuovo anche per l'Opera di Roma, quello che si potrebbe chiamare un 'piano artistico', cioè -spiega Cofferati- quale produzione ci si orienta a fare, con quali costi, e con quale modello organizzativo. Non mi pare che il cda del Costanzi, i suoi vertici, abbiano intenzione di esercitarsi du questi temi, vogliano assumersi le loro responsabilità".

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