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Il microbiologo, Italia fa troppo poco contro 'super batteri'

13 maggio 2014 | 13.31
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(Adnkronos Salute) - L'Italia fa ancora troppo poco per ridurre le resistenze agli antibiotici, fenomeno che spunta le armi dei pochi farmaci a nostra disposizione per combattere le infezioni batteriche, diventate così una vera e propria emergenza. Il nostro Paese fa parte dei meno virtuosi, tra gli europei, in questo campo, con livelli di resistenza più alti per la maggior parte delle specie patogene sotto sorveglianza. "Serve fare di più: non c'è bisogno di 'guerre' ma di buon senso e semplici strategie di prevenzione", spiega Giuseppe Cornaglia, past presidente della Società europea di microbiologia e malattie infettive (Escmid), dal 24esimo European Congress of Clinical Microbiology and Infectious Diseases (Eccmid), che si chiude oggi Barcellona. "Paesi come la Francia - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - sono riusciti a diminuire di circa il 50% la resistenza alla meticellina, con una campagna per la riduzione delle prescrizioni di antibiotici e l'incremento di misure semplici e conosciute, per ridurre le infezioni in ospedale, dove si sviluppano molte resistenze, dal lavaggio delle mani, all'attenzione a non mischiare indumenti o agli spostamenti del personale". Un problema non da poco quello dei 'super batteri' in ospedale. Nel vecchio continente, infatti, un paziente su 20 durante il ricovero è colpito da un’infezione, in pratica 4,1 milioni di infezioni legate all’assistenza, con 37 mila morti e un costo di oltre sei miliardi di euro l’anno. In Italia si stima che le infezioni 'da assistenza' siano circa 600-700mila l’anno con una prevalenza più alta rispetto a molti altri Paesi europei, numeri che collocano l'Italia tra i meno virtuosi, prima del Regno Unito, della Germania e della Francia, secondo dati ufficiali. Necessario quindi, ribadisce Cornaglia, "rimboccarsi le maniche. Ma non è sufficiente un solo intervento, servono più misure di buon senso e coordinate, soprattutto per la prevenzione che, al momento è l'unica possibilità contro le infezioni resistenti". E tutti devono fare la propria parte, riducendo l'uso scorretto degli antibiotici a tutti i livelli, dalla veterinaria fino alla gestione di questi farmaci a casa.

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