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Il ministro degli Esteri armeno: "La Turchia parla una lingua diversa"

12 aprile 2015 | 17.53
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Lo ha detto all'Adnkronos il ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian, a Roma per le celebrazioni del centenario del genocidio armeno, commentando le parole di Francesco e la successiva reazione di Ankara

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Edward Nalbandian, ministro degli Esteri armeno

"Siamo in una situazione in cui la Turchia parla in una lingua diversa da quella del resto della comunità internazionale e sembra che non capisca di parlare un diverso linguaggio". Lo ha detto all'Adnkronos il ministro degli Esteri armeno Edward Nalbandian, a Roma per le celebrazioni del centenario del genocidio armeno, commentando le parole di Francesco e la successiva reazione di Ankara.

"In questi ultimi giorni ci sono numerosi organismi internazionali che adottano risoluzioni o dichiarazioni che riconoscono il genocidio e fanno appello alla Turchia affinché faccia questo passo - ha ricordato - E le dichiarazioni del papa si inseriscono in questo contesto di valori universali. Quando la Turchia potrà capire ciò, capirà cosa sta dicendo la comunità internazionale e grandi personalità come papa Francesco".

L'ipotesi di richiamare per consultazioni l'ambasciatore presso la Santa Sede, Kenan Gursoy, arriva dopo che il ministero degli Esteri turco ha convocato il nunzio apostolico ad Ankara, Antonio Lucibello. Con lui, il vice ministro degli Esteri Levent Murat Burhan ha lamentato le dichiarazioni "di parte e tutt'altro che accurate" di papa Francesco, spiegando che la Turchia non capisce perché il Pontefice faccia una "gerarchia" tra le sofferenze dei musulmani e quelle dei cristiani.

E ancora, al nunzio è stato fatto presente come le parole di Francesco "creino una perdita di fiducia nei rapporti bilaterali" cui "la Turchia certamente risponderà".

La dichiarazione di papa Francesco, secondo il ministro degli esteri armeno "contiene un messaggio importante, un messaggio di pace per il popolo armeno ma anche un messaggio sulla prevenzione di crimini contro l'umanità e di altri genocidi, rivolto a tutta la comunità internazionale. Il papa che è il capo spirituale di un miliardo e 200 milioni di cattolici sparsi in tutto il mondo - aggiunge - riflette dunque il punto di vista di questa grande moltitudine di persone. E il popolo armeno sente l'obbligo di contribuire pur nelle sue possibilità alla prevenzione di futuri crimini".

Il ministro ricorda inoltre che "su indicazione del presidente dell'Armenia, è stato avviato con la Turchia un processo di negoziato, che ha portato alla conclusione di accordi atti a regolare le relazioni diplomatiche, l'apertura delle frontiere e i rapporti bilaterali. Ma questi protocolli, già negoziati e firmati - sottolinea - sono rimasti sulla carta perchè la Turchia non ha avuto la forza interna di andare avanti in questo processo di dialogo. Di fatto dunque - conclude - non ha mantenuto il principio base nelle relazioni internazionale del 'pacta sunt servanda', che prevede il rispetto degli accordi raggiunti".

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