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"Il mostro di Foligno è ancora socialmente pericoloso”, per lui altri 3 anni in una casa di cura

06 febbraio 2015 | 17.53
LETTURA: 3 minuti

Lo ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Firenze. Luigi Chiatti finirà di scontare la sua pena nel 2015. Era stato condannato all'ergastolo, poi ridotto a 30 anni per seminfermità mentale, per aver ucciso i piccoli Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci di 4 e 13 anni. L'avvocato delle famiglie delle vittime: "Mai creduto a un suo possibile ravvedimento"

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Luigi Chiatti

Luigi Chiatti, il mostro di Foligno, è ancora 'socialmente pericoloso'. E' quanto ha stabilito il tribunale di sorveglianza di Firenze, chiamato a verificare l'applicazione della misura di sicurezza disposta contestualmente alla sentenza di condanna. Per questo, Chiatti, finito di scontare la sua pena a 30 anni di reclusione, - entro il 2015 uscirà dal carcere - dovrà scontare ulteriori tre anni in una casa di cura e custodia.

Il geometra di 46 anni era stato condannato all'ergastolo, poi ridotto a 30 anni per seminfermità mentale, per aver ucciso i piccoli Simone Allegretti e Lorenzo Paolucci di 4 e 13 anni a Foligno.

Il compagno di cella di Chiatti aveva reso noto alcune lettere che gli aveva scritto il mostro di Foligno. In particolare, in una di queste l'uomo raccontava i suoi sogni: “Vedo un bambino di 6-7 anni – scriveva - Esce da un edificio sotto la pioggia, corre in pigiama leggero, la via che percorre mi dà la sensazione che sia quella dove c’è l’ingresso dell’ambulatorio di mio padre a Foligno… ad un certo punto lo vedo in un vicolo cieco di un centro storico di città, ha accanto a terra un enorme (quasi come lui) pezzo di pane spezzato e scavato dalla mollica, la punta di un filone di pane, lo mangia spezzando dei pezzi… c’è credo anche un altro bambino, lì si sente al sicuro”.

Giovanni Picuti, l'avvocato delle famiglie Paolucci e Allegretti, ha commentato all'Adnkronos: “La notizia non ci coglie di sorpresa. Non avevamo alcun dubbio che la prognosi di pericolosità sociale fosse confermata”.

“Del resto - dice ancora Picuti - non abbiamo mai creduto ad un possibile ravvedimento del condannato, così come non abbiamo creduto alla sua diminuita capacità di intendere e di volere che gli ha, invece, fruttato la seminfermità e la riduzione di pena a 30 anni. Rimane un problema? In quale struttura verrà internato se la chiusura degli Opg non sarà prorogata, in attesa delle nuove strutture di competenza delle Asl?”.

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