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Parla la moglie di Bossetti, 'Il Natale peggiore della vita per me e i miei figli'

03 gennaio 2015 | 20.09
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"Un Natale da incubo, il peggiore da sempre", fa sapere la donna all'Adnkronos tramite il suo legale. Il 24 dicembre che il 30 dicembre lei e i suoi tre figli hanno ottenuto un colloquio straordinario con l'uomo rinchiuso nel carcere di Bergamo per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio

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Milano, 3 gen. (AdnKronos)

"Il Natale peggiore della mia vita, per me e per i miei figli". Non trova altre parole Marita Comi, la moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, per rendere l'idea di chi, dal 16 giugno scorso, ha smesso di essere una famiglia normale e vive, con fatica e dolore, accanto a quell'uomo e quel padre accusato di aver ucciso, con crudeltà, la 13enne Yara Gambirasio.

"Un Natale da incubo, il peggiore da sempre", fa sapere la donna all'Adnkronos tramite il suo legale Claudio Salvagni. Sia il 24 dicembre che il 30 dicembre Marita Comi e i suoi tre figli - di 13, 10 e 8 anni - hanno ottenuto un colloquio straordinario e hanno potuto stringere le braccia al collo di chi, da ormai quasi sette mesi, è dietro le sbarre del carcere di Bergamo per l'omicidio della giovane ginnasta di Brembate di Sopra, scomparsa il 26 novembre 2010.

"L'ho trovato grintoso, il passare dei giorni non l'ha 'spento' ma motivato - spiega l'avvocato -, mi ha ripetuto che dobbiamo fare di tutto per far emergere la verità". Sale a tre il numero delle visita al completo della famiglia (la prima il 28 ottobre quando Bossetti ha compiuto 44 anni), che con piccoli regali e disegni con cui abbellire la cella vuota, prova a ritrovare una normalità che, però, resta lontana.

Scadranno il 30 gennaio prossimo i termini, non perentori, riservati alla Procura di Bergamo per chiedere il rito immediato. Solo con la chiusura delle indagini la difesa potrà leggere tutti gli atti contro Bossetti - più di 40 faldoni -, quindi si arriverà alla richiesta di rinvio a giudizio e all'udienza preliminare tra marzo e aprile. Poi, salvo colpi di scena, si andrà a dibattimento davanti alla Corte d’Assise.

L'operaio edile l’ha sempre ripetuto: "Non voglio riti alternativi e sconti di pena, ma intendo difendermi a processo anche se rischio l'ergastolo". Il 23 dicembre l’ha ribadito all’avvocato quando, uno di fronte all'altro, hanno ripercorso tutte le opzioni: "non vedo altre strade possibili, oltre a quella del dibattimento", dice il legale Salvagni, probabilmente al via dopo l'estate. Sarà la Cassazione, fissata per il prossimo 25 febbraio, a decidere sulla richiesta di scarcerazione e sulla possibilità per l'indagato di non assistere al processo dietro le sbarre.

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