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L'analisi

Il nuovo corso di Audiweb tra incertezze e paradossi

22 febbraio 2021 | 18.13
LETTURA: 4 minuti

Audiweb annuncia il nuovo corso garantendo la disponibilità del dato “currency” a tutte le componenti del mercato nel nuovo imminente scenario “cookieless”. Sì, ma in che modo?

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(Adnkronos)

Audiweb annuncia il nuovo corso: il Consiglio di Amministrazione ha infatti approvato il 19 febbraio scorso l’impianto di ricerca per il 2021 che, si legge nel comunicato stampa, “garantirà la disponibilità del dato “currency” a tutte le componenti del mercato nel nuovo imminente scenario “cookieless”, a partire dai dati di gennaio 2021“. Sì, ma in che modo?

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Ogni settore industriale ha bisogno di regole certe, e nel terzo millennio ci si augura che i dati dai quali derivare determinate regole siano certi e affidabili. Se poi questo settore industriale è strategico per lo sviluppo di un Paese, un settore come l'industria pubblicitaria che vale 8 miliardi di euro e potenzialmente anche di più, la richiesta di certezza è bene che sia molto più di un augurio. Il 2020 ha infatti sancito, secondo le ricerche di Nielsen, un evento storico per l'industria pubblicitaria italiana: per la prima volta il digitale ha raggiunto una quota di mercato (41,9%) superiore a quella della televisione (41,6%). Un risultato storico e cruciale che rende evidente come, in questo campo, non sia possibile prescindere da serietà, affidabilità e controlli.

Il caso Audiweb 2.0

Facciamo un piccolo passo indietro: nel 2018, in uno scenario che per l'industria pubblicitaria italiana va già delineandosi particolarmente delicato e importante, Audiweb decide di mettere in campo la sua metodologia Audiweb 2.0. Si tratta, per farla breve, di una metodologia che prevede il passaggio di dati dei lettori da Audiweb a Nielsen e a Facebook. Peccato che il colosso social di Mark Zuckerberg sia un diretto concorrente degli editori nella raccolta pubblicitaria e proprio per questo, non può certo essere equiparato a un misuratore indipendente. La procedura, infatti, è talmente poco trasparente che AgCom la stigmatizza con una delibera pesantissima a luglio 2019. Ma alla delibera non seguono vere azioni nei confronti di Audiweb che quindi prosegue imperterrita a operare con una metodologia ritenuta non corretta al punto da pregiudicare irreparabilmente la terzietà del misuratore rispetto al mercato analizzato.

La mossa di Facebook e il 2021 di Audiweb

Nonostante la delibera di Agcom, quindi, Audiweb prosegue anche nel corso del 2020 a operare con la metodologia Audiweb 2.0. Ma nulla dura in eterno, nulla è immortale: il tempo divora ogni cosa, volendo scomodare Eraclito. E infatti, la scorsa estate Facebook annuncia la rescissione unilaterale del rapporto con Nielsen, chiudendo di fatto il rapporto di scambio dati a livello internazionale grazie al quale Nielsen aveva fino a quel momento effettuato la deduplica dei dati poi forniti ad Audiweb. Un terremoto che scuote Audiweb dalle fondamenta costringendola a ripensare una strategia che, seppur tra mille polemiche, aveva ostinatamente portato avanti.

E arriviamo al presente: Audiweb ora annuncia di proseguire temporaneamente l’analisi con Nielsen (l’accordo è per un anno, poi si vedrà) senza però spiegare la metodologia alla base di tale collaborazione né aver aperto una discussione nel settore. Il tutto mentre sta partendo la fusione con Audipress, (si stanno discutendo rapporti di forza e nome della nuova società) che rafforzerà il ruolo e il peso degli editori tradizionali.

Paradossi

Che serva chiarezza di metodo e trasparenza nell’operato è facile capirlo anche solo semplicemente guardando le ultime rilevazioni Audiweb, relative al 2020, dove emergono stranezze ai confini della realtà. Secondo quanto rivela Audiweb, infatti, durante lo scorso anno il tempo speso dagli italiani sul web ha subito un crollo a partire da aprile, con una curva appiattita verso il basso che è proseguita fino a dicembre. Sì, avete letto bene, proprio nei mesi del lockdown che ha confinato milioni di italiani in casa, con un ricorso senza precedenti al web per la ricerca di informazioni, per i contatti con familiari, amici e colleghi, per lo smartworking, per lo streaming e per altre innumerevoli cose passate tramite protocollo IP, proprio in quel periodo, dice Audiweb, gli italiani hanno dimezzato il loro tempo speso su internet. Il tutto in contrasto con quanto rilevato sui propri sistemi dai maggiori provider di servizi della rete e, anche, con il buonsenso.

Chi opera sul mercato ha bisogno di trasparenza e chiarezza. E anche un po’ di affidabilità non guasterebbe.

1. Audiweb alla ricerca del tempo (digitale) perduto

2. Nielsen si ritira, Audiweb senza capacità di misurazione

3. Il lockdown fa volare il web. O no?

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