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Il Papa in Terra Santa, “messaggio di speranza per il popolo palestinese” /Video

23 maggio 2014 | 13.40
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L’ambasciatore di Palestina: la preoccupazione per le misure adottate da Israele a Gerusalemme sarà al centro dell’incontro tra Abbas e il Santo Padre. Un filmato mostra i luoghi del viaggio. In visita senza l’auto blindata

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(Infophoto)

“La preoccupazione palestinese rispetto alle misure adottate da Israele, soprattutto a Gerusalemme, che mirano a modificare l’assetto geografico e demografico della città” sarà al centro dell’incontro di domenica tra il presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), Mahmoud Abbas, e papa Francesco, in pellegrinaggio in Terra Santa dal 24 al 26 maggio. E’ quanto dichiara ad Aki-Adnkronos International l’ambasciatore palestinese presso la Santa Sede, Aysa Qasisieh, il quale precisa che “il presidente Abbas riferirà al Santo Padre la preoccupazione sua e della leadership palestinese rispetto alla situazione in cui versano i palestinesi a causa delle pratiche israeliane”.

Il presidente Abbas vuole dire a Sua Santità che “la responsabilità della tutela della Terra Santa non è solo nostra, ma tutto il mondo deve ascoltare i palestinesi e sostenerli di fronte alle misure di cui sono vittime”, aggiunge l’ambasciatore, secondo cui questa visita è “un riconoscimento della sovranità palestinese” e in quanto tale “un messaggio di speranza per il popolo palestinese”.

Il Papa arriverà direttamente a Betlemme da Amman per via aerea. Tra gli appuntamenti di papa Francesco, oltre a quello ufficiale con Abbas e con il mufti di Gerusalemme, Muhammad Husein, alla moschea di al-Aqsa, vi sarà anche un pranzo con un gruppo di famiglie palestinesi e un incontro con i bambini del campo profughi di Dheisheh, fuori Betlemme. Tutto questo è “un messaggio di sostegno” alla popolazione da parte di Sua Santità, sottolinea Qasisieh.

Un video dell’Ufficio nazionale israeliano del Turismo mostra i luoghi della visita in Terra Santa di Bergoglio

“Nuovo capitolo” nelle relazioni tra musulmani e cristiani - Il primo viaggio di papa Francesco in Medio Oriente potrebbe rappresentare un “nuovo capitolo” nelle relazioni tra musulmani e cristiani. E’ l’auspicio espresso da alcuni leader religiosi della regione alla vigilia della visita del Pontefice che, sin dai primi giorni del suo pontificato nel marzo 2013, aveva fatto appello al dialogo tra islam e cristianesimo. “Nella sua prima dichiarazione da Papa, Francesco ha riconosciuto e salutato i nostri fratelli di fede musulmana, sottolineando quanto sia necessario un dialogo immediato tra i fedeli e i leader delle due grandi religioni - ha detto alla Dpa padre Rafaat Bader, il portavoce vaticano in Giordania - La comunità musulmana nel mondo ha risposto positivamente e stiamo assistendo a quella che si può definire una rinascita nelle relazioni”.

“Invece di rimanere sulla difensiva, sulle nostre posizioni, finalmente noi cristiani e musulmani ci incontriamo faccia a faccia, riconoscendo le nostre differenze e cercando una strada comune per affrontare insieme le sfide che ci si pongono dinnanzi”, ha fatto eco Kamal Abu Jaber, capo della chiesa greco-ortodossa in Giordania.

Intanto, il patriarcato maronita ha escluso che la questione dei diritti delle minoranze cristiane in Medio Oriente verrà discussa durante la visita di Francesco in Terra Santa nella quale sarà accompagnato anche dal patriarca maronita, Bishara al-Ray. Il portavoce del patriarcato, Walid Ghayad, spiega ad Aki-Adnkronos International che “la questione delle minoranze non sarà presa in esame con nessuna delle autorità ufficiali dello Stato ebraico, poiché il patriarca Ray non incontrerà personalità ebraiche”. Per questo “se la questione dovesse essere affrontata, allora sarà con le autorità palestinesi, e in particolare con il presidente (dell’Autorità nazionale palestinese, ndr) Mahmoud Abbas”.

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