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Il Papa lancia SOS vocazioni: "E' emorragia che indebolisce la Chiesa"

28 gennaio 2017 | 12.46
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(Afp)

E' sos vocazioni. Papa Francesco, ricevendo in udienza in Vaticano i partecipanti alla plenaria della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica riuniti per riflettere sul tema della fedeltà e degli abbandoni, dà voce a tutta la sua preoccupazione nel fotografare la situazione delle vocazioni nella Chiesa: "Possiamo ben dire che in questo momento la fedeltà è messa alla prova; le statistiche che avete esaminato lo dimostrano. Siamo di fronte ad una 'emorragia' che indebolisce la vita consacrata e la vita stessa della Chiesa. Gli abbandoni nella vita consacrata ci preoccupano molto".

Il Pontefice analizza le cause dei tanti abbandoni: "È vero che alcuni lasciano per un atto di coerenza, perché riconoscono, dopo un discernimento serio, di non avere mai avuto la vocazione; però altri con il passare del tempo vengono meno alla fedeltà, molte volte solo pochi anni dopo la professione perpetua. Che cosa è accaduto?".

Dice il Pontefice che "il primo fattore che non aiuta a mantenere la fedeltà è il contesto sociale e culturale nel quale ci muoviamo. Viviamo immersi nella cosiddetta cultura del frammento, del provvisorio, che può condurre a vivere 'à la carte' e ad essere schiavi delle mode. Questa cultura induce il bisogno di avere sempre delle 'porte laterali' aperte su altre possibilità, alimenta il consumismo e dimentica la bellezza della vita semplice e austera, provocando molte volte un grande vuoto esistenziale".

Papa Francesco punta il dito anche contro il "forte relativismo pratico, secondo il quale tutto viene giudicato in funzione di una auto realizzazione molte volte estranea ai valori del Vangelo. Viviamo in società dove le regole economiche sostituiscono quelle morali, dettano leggi e impongono i propri sistemi di riferimento a scapito dei valori della vita; una società dove la dittatura del denaro e del profitto propugna una visione dell’esistenza per cui chi non rende viene scartato. In questa situazione, è chiaro che uno deve prima lasciarsi evangelizzare per poi impegnarsi nell’evangelizzazione".

La riflessione di Bergoglio passa anche attraverso il mondo giovanile: "ci sono giovani meravigliosi e non sono pochi. Però anche tra i giovani ci sono molte vittime della logica della mondanità, che si può sintetizzare così: ricerca del successo a qualunque prezzo, del denaro facile e del piacere facile. Questa logica seduce anche molti giovani. Il nostro impegno non può essere altro che stare accanto a loro per contagiarli con la gioia del Vangelo e dell’appartenenza a Cristo. Questa cultura va evangelizzata se vogliamo che i giovani non soccombano.

C'è poi un "terzo fattore condizionante" nel determinare l'emorragia di vocazioni, denuncia Bergoglio: "proviene dall’interno della stessa vita consacrata, dove accanto a tanta santità non mancano situazioni di contro-testimonianza che rendono difficile la fedeltà. Tali situazioni, tra le altre, sono: la routine, la stanchezza, il peso della gestione delle strutture, le divisioni interne, la ricerca di potere, una maniera mondana di governare gli istituti, un servizio dell’autorità che a volte diventa autoritarismo e altre volte un 'lasciar fare'. Se la vita consacrata vuole mantenere la sua missione profetica e il suo fascino, continuando ad essere scuola di fedeltà per i vicini e per i lontani, deve mantenere la freschezza e la novità della centralità di Gesù, l’attrattiva della spiritualità e la forza della missione, mostrare la bellezza della sequela di Cristo e irradiare speranza e gioia".

E dopo le cause, il Papa individua la cura per uscire dal preoccupante stato delle cose: "un aspetto che si dovrà curare in modo particolare è la vita fraterna in comunità. Dal rinnovamento della vita fraterna in comunità dipende molto il risultato della pastorale vocazionale, il poter dire 'venite e vedrete' e la perseveranza dei fratelli e delle sorelle giovani e meno giovani. Perché quando un fratello o una sorella non trova sostegno alla sua vita consacrata dentro la comunità, andrà a cercarlo fuori, con tutto ciò che questo comporta".

Da qui la necessità di avere "validi accompagnatori", dice Francesco. "Non insisteremo mai abbastanza su questa necessità. È difficile mantenersi fedeli camminando da soli, o camminando con la guida di fratelli e sorelle che non siano capaci di ascolto attento e paziente, o che non abbiano un’adeguata esperienza della vita consacrata. Non poche vocazioni si perdono per mancanza di validi accompagnatori".

"Tutti noi consacrati, giovani e meno giovani - ammonisce il Papa - abbiamo bisogno di un aiuto adeguato per il momento umano, spirituale e vocazionale che stiamo vivendo. Mentre dobbiamo evitare qualsiasi modalità di accompagnamento che crei dipendenze, che protegga, controlli o renda infantili, non possiamo rassegnarci a camminare da soli, ci vuole un accompagnamento vicino, frequente e pienamente adulto".

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