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Il Papa: "Nei migranti il volto di Cristo, aiutiamoli"

15 maggio 2020 | 12.53
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Bergoglio scrive il messaggio per la Giornata Mondiale del Rifugiato denuncia "iniziative e aiuti internazionali relegati in fondo alle agende politiche". E sprona a superare i "tanti pregiudizi" per "avvicinarsi al prossimo disposti a correre dei rischi come dottori e infermieri"

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(Afp) - AFP

Ci sono milioni di "invisibili" nel mondo e la crisi della pandemia ha relegato "iniziative e aiuti internazionali in fondo alle agende politiche". Non è "tempo di dimenticanza". Il forte monito è contenuto nel messaggio che il Papa ha scritto per la 106esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ricorre il prossimo 27 settembre dal titolo ‘Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni’. Un "dramma spesso invisibile", quello degli sfollati interni, dice il Pontefice nell’estendere il messaggio a quanti per la pandemia soffrono precarietà, abbandono, rifiuto.

"Le paure e i pregiudizi, tanti pregiudizi - denuncia il Papa - ci fanno mantenere le distanze dagli altri e spesso ci impediscono di farci prossimi a loro e di servirli con amore. Avvicinarsi al prossimo spesso significa essere disposti a correre dei rischi, come ci hanno insegnato dottori e infermieri negli ultimi mesi".

"Questa crisi, - scrive Bergoglio - per la sua veemenza, gravità ed estensione geografica, ha ridimensionato tante altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone, relegando iniziative e aiuti internazionali, essenziali e urgenti per salvare vite umane, in fondo alle agende politiche nazionali. Ma ‘non è questo il tempo della dimenticanza’".

Il Papa ricorda che Gesù ha vissuto in prima persona il dramma degli sfollati: "Nella fuga in Egitto il piccolo Gesù sperimenta, assieme ai suoi genitori, la tragica condizione di sfollato e profugo ‘segnata da paura, incertezza, disagi. Purtroppo, ai nostri giorni, milioni di famiglie possono riconoscersi in questa triste realtà".

"Quasi ogni giorno - si addolora il Papa - la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie’. In ciascuno di loro è presente Gesù, costretto, come ai tempi di Erode, a fuggire per salvarsi. Nei loro volti siamo chiamati a riconoscere il volto del Cristo affamato, assetato, nudo, malato, forestiero e carcerato che ci interpella. Se lo riconosciamo, saremo noi a ringraziarlo per averlo potuto incontrare, amare e servire".

Quindi, sottolinea Bergoglio, "quando si parla di migranti e di sfollati troppo spesso ci si ferma ai numeri. Ma non si tratta di numeri, si tratta di persone! Se le incontriamo arriveremo a conoscerle. Conoscendo le loro storie - dice Francesco-riusciremo a comprendere. Potremo comprendere, per esempio, che quella precarietà che abbiamo sperimentato con sofferenza a causa della pandemia è un elemento costante della vita degli sfollati. È necessario farsi prossimo per servire. Sembra scontato, ma spesso non lo è. Le paure e i pregiudizi – tanti pregiudizi – ci fanno mantenere le distanze dagli altri e spesso ci impediscono di "farci prossimi" a loro e di servirli con amore. Questo stare vicini per servire va oltre il puro senso del dovere; l’esempio più grande ce lo ha lasciato Gesù quando ha lavato i piedi dei suoi discepoli: si è spogliato, si è inginocchiato e si è sporcato le mani".

C’è una lezione da trarre nella pandemia. "Durante il 2020 - scrive il Papa - per settimane il silenzio ha regnato nelle nostre strade. Un silenzio drammatico e inquietante, che però ci ha offerto l’occasione di ascoltare il grido di chi è più vulnerabile, degli sfollati e del nostro pianeta gravemente malato. E, ascoltando, abbiamo l’opportunità di riconciliarci con il prossimo, con tanti scartati, con noi stessi e con Dio, che mai si stanca di offrirci la sua misericordia. La pandemia ci ha ricordato come siamo tutti sulla stessa barca. Ritrovarci ad avere preoccupazioni e timori comuni ci ha dimostrato ancora una volta che nessuno si salva da solo".

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