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Criptovalute

Il principio della massima prudenza sulle criptovalute di Basilea e il dietrofront di Musk

14 giugno 2021 | 12.05
LETTURA: 3 minuti

Le recenti dichiarazioni del comitato per la vigilanza bancaria della città svizzera rivelano un grande timore per la volatilità degli asset cripto ma, dopo l'ennesimo dietrofront di Musk, bitcoin sale ancora.

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- Da Bis.org

Nonostante tutti i tentativi per renderla mainstream, la criptovaluta continua ad essere offuscata da un alone di mistero e pericolo. Almeno per i grandi regolatori. Il comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha lanciato un nuovo grido d’allarme e una richiesta di regole più stringenti per tutelare banche e consumatori dalla volatilità delle cripto monete. La proposta è quella di introdurre una regolamentazione severa nel solco del più rigido conservatorismo prudenziale, che obbligherebbe le banche a tenere riserve sufficienti a coprire il 100% delle perdite potenziali: un accantonamento uno a uno che non ha precedenti. Sarebbe il requisito di capitale più stringente rispetto a qualsiasi altro asset, mostrando quindi come i regolatori di Basilea considerino le criptovalute decisamente più rischiose e volatili degli investimenti tradizionali in azioni o bond.

“I crypto-asset hanno sollevato una serie di questioni riguardo alla protezione di consumatori, il riciclaggio di denaro e il finanziamento di organizzazioni terroristiche, oltre al problema della carbon footprint per la loro estrazione” si legge nelle dichiarazioni di Basilea. Il Comitato di regolatori vuole giocare d’anticipo: anche se al momento l’esposizione delle banche è molto limitata, la crescita delle criptovalute e dei servizi collegati “ha il potenziale di risultare preoccupante con riguardo alla stabilità finanziaria, e aumentare i rischi per le banche”.

La paura maggiore è per la volatilità degli asset cripto, che non sono supportati da asset reali in grado di ancorarne i prezzi. A mettere in guardia, le alterne vicende vissute da Bitcoin negli ultimi mesi, con il massimo storico di 64mila dollari toccato in aprile (+450% in soli sei mesi), poi il crollo del 40% a seguito delle regolamentazioni cinesi e del tira e molla con Tesla e Elon Musk. Eppure Bitcoin, o almeno i suoi investitori, nonostante il claim di assoluta indipendenza delle criptovalute, potrebbero giovarsi di una maggiore regolamentazione. Dopo la pubblicazione del report di Basilea il prezzo di Bitcoin è salito di nuovo del 5%, segno, forse, che l’idea non è stata presa poi così male. A fare da traino anche la recente decisione del governo di El Salvador di avviare la procedura per dare corso legale alla criptovaluta a fianco della valuta ufficiale, primo caso al mondo (sempre se il progetto otterrà il nullaosta del Fondo Monetario Internazionale). E il valore è salito soprattutto dopo l'ennesimo dietrofront del fondatore di Tesla che nelle scorse ore ha deciso di accettare di nuovo i pagamenti in bitcoin per le proprie auto elettriche dopo avere avuto conferma del fatto che per le attività di mining verrà messo in atto un uso ragionevole di energia pulita.

Le regole richieste dal Comitato di Basilea potrebbero mettere in difficoltà molte banche, di fatto impedendo a un certo numero di istituzioni di lavorare con le criptovalute, anche se la regolamentazione non dovrebbe toccare in modo così stringente le stablecoins, valute digitali ancorate al valore di monete fiat. I grandi istituti di credito sono da tempo divisi sull’argomento. Alcuni, come Goldman Sachs e Standard Chartered, hanno lanciato i propri desk di trading crypto, mentre altri, come HSBC, hanno deciso di tirarsi nettamente fuori dai giochi. NatWest si è spinta fino a rifiutare di servire compagnie che accettino anche pagamenti in criptovalute, respingendo clienti del calibro di Lush, l’azienda di cosmesi etica, e WeWork, big nel ramo dell’office sharing e servizi per le imprese.

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