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Temi caldi

Il punto di vista di Follini

09 maggio 2021 | 10.26
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Nuova rubrica Adnkronos: ogni domenica, in agenzia e sul sito, un intervento sui temi caldi del dibattito nazionale e internazionale

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Parte oggi la nuova rubrica Adnkronos, 'Il punto di vista di...'.: ogni domenica, in agenzia e sul sito, un intervento sui temi caldi del dibattito nazionale e internazionale. A seguire, l'intervento di Marco Follini.

"Ci sono due Draghi sulla scena politica italiana. Uno fa il presidente del consiglio e dovrebbe farlo per un paio d’anni ancora. L’altro potrebbe fare il presidente della repubblica, e nel caso lo farebbe tra nove mesi. I due Draghi hanno molto in comune, è ovvio. Ma c’è anche qualche differenza tra loro e solo il tempo dirà quale dei due è il Draghi più vero.

Il primo Draghi, quello che vive a Palazzo Chigi, è un signore garbato, ironico e misurato. Ma all’occorrenza munito di un certo tratto di perentorietà. Si barcamena tra alleati che hanno idee assai diverse tra loro e nutrono una certa propensione a riprendere il loro litigio non appena sarà possibile. E lui, per evitare che quel litigio arrivi anzitempo e complichi la vita del governo, di tanto in tanto li mette in riga con un piglio piuttosto decisionista.

Evita magari di infilarsi nelle loro controversie. Ma sta bene attento ad evitare anche che quelle controversie passino il segno. E quando intuisce che si profila quel pericolo si adopera per riportare la regia politica della maggioranza alla scrivania di Palazzo Chigi. Così, bacchetta le regioni quando serve. Tiene in riga, per quanto può, i soci della sua maggioranza. Decide senza troppe cerimonie. E detta con un certo puntiglio l’agenda delle cose che contano: le vaccinazioni e il recovery plan prima di tutto.

Il secondo Draghi dovrebbe invece sorvolare su molte di queste cose. Sorridere a destra e a manca, evitare di inimicarsi chiunque abbia voce in capitolo e voti in Parlamento, curare e levigare quanto più è possibile il suo profilo di mediatore. Magari accompagnando questa attività con tutte quelle promesse che a un buon candidato vengono richieste.

Questo Draghi più “presidenziale” potrebbe essere il naturale coronamento di un’azione di governo incisiva, quasi un segno di gratitudine per la sua impresa. E infatti per qualche tempo s’è pensato che l’uno contenesse l’altro, in perfetta continuità, come nel gioco delle scatole cinesi. Ma non è affatto detto che sia così.

Il punto è che di qui a qualche mese i Draghi non potranno più essere due, e l’uno o l’altro prenderà il sopravvento. Con qualche rischio in entrambi i casi.

Infatti il secondo Draghi corre sempre il rischio di trovarsi dalla sua una parte della maggioranza ma non l’altra. Magari la parte che ha più interesse a votare il prima possibile. Oppure la parte che ha più chiaro cosa dovrebbe accadere all’indomani del voto sul Colle. In quel caso la pace che dovrebbe realizzarsi sul suo nome potrebbe sempre finire per dare fiato alle trombe della guerra politica che si scatenerebbe subito dopo.

Mentre il primo Draghi a sua volta potrebbe pure continuare la sua fatica quotidiana come se niente fosse. Ma può incorrere anche lui, perfino stando fermo, in qualche insidia. E cioè che la sua compagine, così vasta e articolata, si possa disunire nelle votazioni per il nuovo capo dello Stato. E che una volta preso a litigare sul Quirinale possa finire per litigare anche sul governo.

Ora, sia chiaro, per il momento tutti e due i Draghi in questione sono plausibili. A conferma del valore dell’uomo, e anche -sia detto senza acrimonia- del minor valore della compagnia di giro che gli fa da contorno. Ma è evidente anche che a lungo andare i due Draghi non potranno convivere più di tanto. Ed è assai probabile che nel frattempo il premier si sia già fatta chiara l’idea di quale dei due sia il modello a cui ispirarsi".

di Marco Follini

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