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Il reduce dell'Afghanistan che voleva il 'black power', chi era Micah Johnson

08 luglio 2016 | 21.25
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Un militare che aveva servito in Afghanistan, che ora era un fan dei gruppi anti-polizia e che su Facebook si definiva un 'nazionalista nero'. E' questo il profilo che comincia ad emergere di Micah Johnson, il 25enne che viveva, una volta lasciato l'Esercito nell'aprile del 2015, con la madre in una bella casa a Mesquite, sobborgo a nord di Dallas, e che durante una manifestazione pacifica di Black Lives Matter ha sparato da un tetto contro 12 poliziotti, uccidendone cinque e ferendone altre sette. E ferendo anche due dei manifestanti pacifici.

Nella foto del profilo di Fb appare con indosso un dashik, la camicia africana, con il pugno alzato, nel gesto simbolo del 'black power'. E dalla sua pagina emerge come il giovane ex caporale dell'esercito fosse affascinato da tutti i gruppi legati all'ala più estremista del movimento afroamericano, con i gruppi separatisti come le New Black Panther e l'African American Defense League.

Aveva anche postato dei link alle pagine di Elijah Mohammed, il fondatore della 'Nation of Islam', il gruppo militante nero islamico di cui fu attivista Malcom X e che ora come leader il controverso Louis Farrakhan. Johnson aveva messo il suo 'like' anche ad una pagina del 'Black Riders Liberation Party', che si descrive come una "nuova generazione" di Black Panthers e cerca online di 'arruolare' soldati per la sua lotta.

Secondo quanto rivelato fonti militari al 'The Daily Beast', Johnson aveva servito come caporale della riserva dell'Esercito ed era stato inviato in Afghanistan nel corpo del genio dal novembre 2013 al luglio 2014.

Oltre alla formazione militare di base che deve aver ricevuto - anche se nell'Esercito era impiegato nel settore delle costruzioni - Johnson aveva partecipato a dei corsi di "auto-difesa e protezione personale" alla Academy of Combat Warrior Arts di Fort Worth.

Finora la famiglia non ha rilasciato alcuna dichiarazione, ma la sorella Nicole ha scritto un post sulla sua pagina Facebook: "I media diranno quello che vogliono ma quelli che lo conoscono sanno che questo non è da lui, solo i parenti stretti mi possono chiamare, questa è la più grande perdita della mia vita".

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