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Agroalimentare: il report, qualità non solleva consumi patata italiana

29 gennaio 2015 | 18.34
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In flessione tra il 5 e il 7% e scorte di prodotto che restano del 10-15% superiori alla media. Ma è boom di quella viola.

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"Qualità della produzione nazionale della patata da ottima a eccelsa, ma consumi in flessione tra il 5 e il 7% e scorte di prodotto che restano del 10-15% superiori alla media con qualche distinguo tra una areale produttivo e l’altro". E' questo il quadro che emerge dalla commissione Patate di Fruitimprese. "La difficoltà di un alimento tanto popolare, accessibile e saldamente inserito nella tradizione gastronomica italiana -rileva- suona in aperto contrasto con un periodo di recessione, dove a rigor di logica i cibi altamente nutrienti, versatili e a costo contenuto dovrebbero conoscere un momento di gloria".

"Da un lato -fa notare- l’andamento negativo del 2014 non ha interessato solo il mercato italiano, dove il consumo complessivo (distribuzione organizzata, canale Ho.re.ca, normal trade e industia) di patata è sceso da 2,1 a circa 1,9 milioni di tonnellate, ma anche le aree di produzione e di fortissimo consumo dell’Europa settentrionale".

In entrambi i casi, continua la commissione Patate, "nel corso dell’anno è stata immessa sul mercato anche una consistente quantità di prodotto di scarsa qualità a causa dell’andamento climatico non sempre favorevole, che ha alimentato la continua depressione del prezzo e la progressiva riduzione dei consumi".

“Gli operatori commerciali -spiega Giulio Romagnoli, presidente di Romagnoli Fratelli spa e coordinatore della commissione Patate di Fruitimprese- hanno reagito accentuando una pressione promozionale già consistente. Le patate, però, sono un prodotto a consumo rigido, vale a dire che i consumatori non reagiscono al prezzo promozionale mangiando più patate del solito, ma eventualmente spostando l’acquisto sul prodotto in promozione. In questo modo, l’unico effetto sortito da quotazioni costantemente e innaturalmente basse è stato mandare in crisi la sostenibilità della filiera".

"I riflessi negativi della campagna produttiva e commerciale 2014 -sostiene- non hanno tardato a farsi sentire a livello di aziende agricole sotto forma di riduzione delle superfici destinate alla coltivazione della patata. Tutti i principali areali dell’Italia meridionale fanno registrare una contrazione delle superfici investite, con in cima la Campania. Se confermata al termine delle semine -aggiunge- questa situazione creerà i presupposti per un riequilibrio tra offerta e domanda a partire dai prossimi mesi di aprile e maggio. D’altro canto, non si possono sottovalutare gli effetti della crisi economica e, ancor più, dell’evoluzione in atto negli stili di vita e di consumo degli italiani".

Per Romagnoli, "il perdurare della recessione ha portato sicuramente a un’ulteriore stretta sui consumi, anche essenziali, che è arrivata a lambire il segmento altospendente dei consumatori; tuttavia, in questo quadro si sta manifestando anche un fenomeno di polarizzazione dei consumi". "Non si spiegherebbe altrimenti -avverte- la crescita delle linee di prodotto premium nella moderna distribuzione. Tutte le principali insegne, infatti, stanno procedendo a segmentare verso l’alto l’offerta allo scopo di ricavare marginalità attraverso la soddisfazione di un consumatore sempre più informato ed esigente sul value for money. Aumenta di pari passo la fascia -precisa- che acquista generi alimentari di primo prezzo ma, anche in questo caso, solo se li trova buoni e convincenti".

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