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Biagi: il ricordo dell'impegno e delle idee al Senato

19 marzo 2015 | 13.39
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Tredici anni fa la morte del professore che voleva Italia del lavoro in Europa. Lo ricordano con Labitalia Maurizio Sacconi, Pietro Ichino e Michele Tiraboschi. Il 'Rapporto sulla contrattazione collettiva in Italia' stilato dai ricercatori di Adapt, la scuola fondata da Marco Biagi.

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Si è da poco conclusa in una gremita sala Zuccari del Senato la 13ma giornata in memoria di Marco Biagi durante la quale si è svolto il convegno “La Grande Trasformazione del lavoro nella contrattazione collettiva”. Ad aprire i lavori, il presidente del Senato Pietro Grasso che ha ricordato “l’impegno di studio e di riforma di Biagi nei diversi governi con cui ha collaborato” attraverso un operato “che ha sempre avuto l’obiettivo di modernizzare il mercato del lavoro italiano. Ha poi sottolineato come “la sua morte è una testimonianza contro ogni forma di violenza e di terrorismo”.

Ai lavori hanno poi partecipato Paolo Tomassetti, ricercatore Adapt (che ha presentato il primo Rapporto annuale sulla contrattazione collettiva in Italia) ed Emmanuele Massagli presidente di Adapt, che ha sottolineato “la capacità della contrattazione di anticipare le norme, quando il legislatore ancora non sa come risolvere i problemi” ricordando come spesso si dimentica che “contrattazione crea valore, non si concentra solo sul salario ma anche sulle soluzione organizzative”. “In un clima in cui la rappresentanza non piace -ha sottolineato Massagli- le parti sociali devono recuperare legittimità dal basso”.

Anche per Michele Tiraboschi, giuslavorista, la contrattazione oggi “resta centrale, perché spesso si dimentica che tutte le nuove norme devono poi essere applicate nella contrattazione collettiva”. Il docente ha ricordato che il modo migliore “per portare avanti l’opera di Marco Biagi è proseguire nelle sue intuizioni” in particolare chiedendosi “quale sia il ruolo delle relazioni industriali e della rappresentanza oggi”.

Maurizio Sacconi, presidente della XI commissione del Senato, ha ricordato che Biagi “partendo dalla centralità della persona aveva assunto la sussidiarietà come punto chiave” facendo sì “che non fosse la norma regolativa il centro del diritto del lavoro”.

"L’Italia -ha aggiunto Sacconi- rischia di non reagire agli stimoli esterni per una grande rigidità interna e poca flessibilità” in anni in cui “i lavoratori hanno sempre pagato le conseguenze delle fasi negative e non i benefici dei pochi aumenti di produttività che ci sono stati in alcuni settori”. Rispetto al tema della rappresentanza ha ricordato come sia importante “che la legge non sostituisca la libera azione delle parti sociali".

Ha concluso il convegno il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che parlando del rapporto presentato ha sottolineato che “il tema la contrattazione guarda avanti, ci siamo occupati molto di norme ultimamente ma sappiamo che la norma vive in un contesto sociale, è praticata da parti sociali e impresa”.

L’aspetto culturale da affrontare per Poletti è che “la dinamica conflitto-contratto non rappresenti da nessuno delle due parti i cambiamenti attuali”, è necessario ricordare infatti come “manchi ancora, al momento, lo sforzo intellettuale per leggere i cambiamenti del lavoro”. Quanto alle soluzioni che in mente il Governo centrale è il ruolo della “partecipazione come metodo di incontro tra rischio e risultato”, lasciando spazio al rapporto tra le parti e non ad uno “Stato invadente che non è la soluzione per i problemi attuali”.

In ultimo il Ministro ha sottolineato come è urgente “superare l’idea che il solo posto in cui si impara è la scuola, riconoscendo all’impresa un valore formativo”. In conclusione del convegno Poletti ha consegnato i premi Marco Biagi per la miglior tesi di laurea e di dottorato rispettivamente ad Emanuele Dagnino e Silvio Bologna.

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