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Il rigore di Gianfranco Teotino, per Lionel Messi è il giorno del giudizio

13 luglio 2014 | 16.43
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(Xinhua)

Se non ora, quando? E' il giorno del giudizio. Su Lionel Messi sono puntati centinaia di milioni di occhi. Sembra che la finale non sia Germania-Argentina, ma Messi contro Maradona. Per la pulce più grande del mondo è arrivato il momento di dimostrare se davvero potrà mai essere considerato meglio della sua ingombrante pietra di paragone. Al domandone finora tutti gli addetti ai lavori rispondono di no. Ma se trascinasse l'Argentina al Mondiale 28 anni dopo Diego? Intanto l'ha già superato per numero di presenze in Nazionale: 92 a 91, oggi saranno 93.

L'Argentina di Sabella è Messi, come l'Argentina di Bilardo era Maradona. Macchine costruite per liberare l'estro del campione. Si discute anche se i dieci assistenti di Diego erano più forti dei dieci paggetti di Lio. Forse no. Dell'aiuto dei compagni il Messi brasiliano ha più bisogno di quanto ne avesse Maradona in Messico. L'idea base della squadra è questa: noi neutralizziamo gli avversari che poi a farci vincere ci pensi tu. Ma non è così semplice. Non è un caso se Messi nel Barcellona ha una percentuale di realizzazioni doppia rispetto alla nazionale. I movimenti incessanti, il continuo giro palla dei suoi compagni di club costringono gli avversari a non concentrarsi solo sulla sua marcatura. Negli ultimi tempi lui poi è apparso un po' impigrito, non si smarca, vuole il pallone fra i piedi. Nel Barcellona se non corre lo liberano i compagni. Nell'Argentina no, soprattutto se non c'è Di Maria. Eppure, anche così, aveva cominciato il Mondiale alla grande. Poi è cresciuto il livello degli avversari ed è calata la sua esplosività. Anche se correre senza palla, in questo impianto di gioco, non è un suo problema. Per segnare 5 gol il tedesco Muller in Brasile ha percorso 68,8 chilometri, a lui per segnarne 4 ne sono bastati 51,9.

La Germania è più forte dell'Argentina in tutto, ma l'Argentina ha Messi. In tutta la sua vita, raccontano, ha aperto (e non finito) due soli libri: la Bibbia e la biografia di Maradona. Il suo sogno, il suo incubo. Oggi anche il suo primo tifoso. Che però, come tutti, getta il mondo sulle sue spalle. Responsabilità che un po' gli pesano. Il vomito in campo ad esempio, episodio che si è ripetuto troppe volte negli ultimi tempi, dicono sia più di origine nervosa che fisica. La storia però, anche quella del calcio, difficilmente ripassa. Tocca a questo gigante del pallone, l'uomo che una volta chiamavano nano, afferrarla oggi. Domani chissà cosa succederà. Il Barcellona, che già aveva Neymar, ha preso anche Suarez…

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