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Euro 2016: il rigore di Teotino, altro che brutti e cattivi, questa è Italia 2.0

28 giugno 2016 | 16.32
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Antonio Conte - AFP

Adesso riponete pure la retorica dei brutti, sporchi e cattivi, dei bastardi in cerca di gloria, della squadra maledetta, dell’elogio del catenaccio. L’Italia che sta stupendo l’Europa non guarda, per fortuna, al passato: guarda al futuro. E’ un’Italia 2.0, capace, grazie alle intuizioni e agli studi di Antonio Conte, di riaggiornare i concetti basici del nostro calcio, adeguandoli alle nuove realtà tecnico-tattiche e utilizzando il più possibile quanto offerto dalle nuove tecnologie in materia di sistemi di preparazione e di monitoraggio dello stato psico-fisico di ogni singolo azzurro.

La meticolosa organizzazione della squadra sul campo e una condizione atletica straripante sono state le chiavi che hanno aperto, letteralmente, la porta della Spagna. In campo abbiamo visto un’Italia capace di impedire ad avversari tecnicamente più dotati di fare il loro gioco. Con una migliore copertura degli spazi e una pressione continua sui loro uomini in possesso di palla, ma anche arrivando prima di loro su ogni pallone, basso o, soprattutto, alto che fosse.

Gli azzurri correvano e saltavano molto di più e meglio. I dati parlano chiaro: l’Italia ha percorso durante i 90 minuti della sfida, quasi 8 chilometri più degli avversari, l’inesauribile Giaccherini ha battuto il record individuale di questi Europei correndo per 12 chilometri e 970 metri. Così facendo, gli azzurri erano sempre in superiorità numerica nei pressi del pallone sia in fase difensiva sia in fase offensiva.

Il concetto di “squadra corta” è stato negli ultimi dieci anni alla base dello sviluppo del tiqui taka, quel tipo di gioco altamente tecnico e spettacolare che per anni ci ha fatto invidiare il Barcellona, ma anche la nazionale e le formazioni di club spagnole in genere. Un modello vincente: ha portato alla conquista di due Europei e un Mondiale, per non parlare delle 18 coppe europee su 26 conquistate dal 2008 dai club spagnoli, che poi negli ultimi tre anni hanno fatto addirittura l’en plein.

Ebbene, se l’altra sera in campo c’era una “squadra corta”, questa era l’Italia. Difesa e contropiede, rabbia agonistica e motivazioni psicologiche non sarebbero bastati a battere Belgio e Spagna con una nazionale così povera di talento puro a centrocampo e in attacco. C’è voluta la trasformazione tattico-scientifica, operata da Conte, in Italia 2.0. Basterà per andare avanti? Chissà. Gli ostacoli diventeranno ancora più alti. La Germania è più forte della Spagna. Ma le vittorie importanti aggiungono la benzina dell’entusiasmo.

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