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Euro 2016: Il rigore di Teotino, l'insostenibile lessico degli azzurri

18 giugno 2016 | 17.25
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L'esultanza degli azzurri dopo la vittoria con la Svezia (foto Afp) - AFP

Rabbia. Sudore. Orgoglio. Umiltà. Sacrificio. C’è una pesantezza nel lessico degli azzurri che rischia di diventare abbastanza insostenibile. Stiamo parlando di calcio. Un gioco. Bellissimo. Che alimenta passioni. Che si trasforma in festa quando si vince e in delusione quando si perde. Che tiene milioni di italiani attaccati alla Tv anche quando la Nazionale non gioca. Uno svago, insomma.

La retorica degli attributi alla lunga stanca. Addirittura infastidisce quando si esagera. Come ha fatto Giaccherini, dopo la partita con la Svezia, urlando in diretta Tv, “abbiamo dimostrato di avere i cog…”. Ma per favore… Le partite si vincono se si è più bravi degli avversari. Con il pallone. Non facendo la guerra. Certo, sappiamo tutti che una delle caratteristiche storiche delle nazionali italiane risiede proprio nella capacità di dare il massimo quando si deve reagire alle avversità, di sapersi ricompattare di fronte alle critiche.

E’ stato così nel 1982 in Spagna e, per altri versi, nel 2006 in Germania, quando sono arrivati gli ultimi due titoli mondiali. Ma quelle due squadre alla fine vinsero non grazie al silenzio stampa contro i giornalisti maliziosi o al revanscismo delle “vittime” di Calciopoli, ma grazie alla capacità di trovare in campo, attraverso il gioco, il modo giusto per avere ragione di formazioni talvolta addirittura più dotate tecnicamente. Quelle erano comunque nazionali composte da fior di campioni.

Stavolta, lo sappiamo, la qualità media, e non solo media, è inferiore. Eppure si può sognare di fare abbastanza strada, mantenendo l’attuale condizione fisica e basandosi sui raffinati sistemi di organizzazione di gioco preparati da Antonio Conte. Sarà possibile se l’Italia riuscirà a giocare come con il Belgio, non se giocherà come con la Svezia. Di puro sacrificio si vince solo con i deboli.

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