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Il ritorno dell’acqua minerale, crescono produzione e consumi. Acquisti per 4,5 mld nel 2013

27 maggio 2014 | 13.53
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I dati di www.inabottle.it: produzione di oltre 12 mila milioni di litri, con fatturato netto per l’industria imbottigliatrice che si aggira intorno ai 2,4 mld. Esperti: da rubinetto più rischi di contaminazione rispetto a bottiglia. Ma sulle bottiglie occhio all’etichetta

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Nonostante la crisi, produzione e consumi di acqua minerale sono tornati a crescere in Italia, dopo un paio di anni di calo. Nel 2013 si stima che gli italiani abbiano speso circa 4,5 miliardi di euro, a fronte di una produzione di oltre 12 mila milioni di litri, e un fatturato netto per l’industria imbottigliatrice che si aggira intorno ai 2,4 mld.

A scattare la fotografia del settore sono i dati forniti all’Adnkronos Salute da ‘In a Bottle’ (www.inabottle.it), secondo cui a incidere sul legame tra italiani e acqua minerale è anche la percezione della sicurezza del prodotto. I connazionali si confermano, poi, ai vertici in Europa in fatto di consumi (tallonati dai tedeschi), con circa 190 litri pro-capite l’anno, contro i 60 litri a testa dei primi decenni del Novecento: insomma, nell’arco di cento anni i consumi sono triplicati.

Ma quanti sono gli operatori di questo settore? Secondo le ultime stime le acque minerali occupano nel nostro Paese circa 7.500 dipendenti, cui vanno aggiunti altri 30 mila lavoratori nell’indotto (fornitura di packaging, servizi di trasporto e logistica, distribuzione e vendita nel dettaglio e nei pubblici esercizi). Su 168 aziende e 268 marchi, le imprese con giri d’affari di oltre 100 milioni di euro si contano sulle dita di una mano, ma ci sono anche oltre 40 aziende con fatturato superiore ai 6 milioni di euro l’anno, e numerosissime piccole aziende locali distribuite su tutto il territorio nazionale.

Quanto ai gusti, in questi ultimi anni gli italiani sembrano essere più inclini a bere acqua ‘piatta’ rispetto a quella frizzante, con un gap che si è fatto decisamente considerevole. Il consumo globale d’acqua in bottiglia liscia è aumentato da 9 litri a persona nel 1999 a circa 27 litri nel 2013, con un incremento di oltre il 200%, a fronte di un aumento di ‘appena’ il 13% nel consumo di acqua frizzante. Da uno studio Gfk emerge poi che ben il 37% degli italiani consuma esclusivamente acqua minerale. E tra le tipologie di acqua preferite da chi beve minerale, il primato spetta alla naturale, consumata dal 75% degli italiani, seguita dall’acqua frizzante (57%) e da quella leggermente frizzante (56%).

Salute - L’eterno duello tra le acque potabili degli acquedotti comunali e le ‘gemelle’ in bottiglia su quale sia più sicura e controllata sembra non avere un vincitore, anche se nel primo caso “andrebbe fatta prevenzione e una maggior informazione sui rischi della contaminazione da microrganismi fecali soprattutto quando esce dal rubinetto di casa”. Ad affermarlo all’Adnkronos Salute è Marco Guida, del Dipartimento di biologia dell’Università Federico II di Napoli, coordinatore nel 2010 di una ricerca che aveva evidenziato questo tipo di problema nel 24,83% dei campioni analizzati. “Probabilmente - aggiunge - per la scarsa manutenzione delle emergenze domestiche o serbatoi di accumulo in concomitanza di una presenza limitata, se non nulla, di cloro in residuo libero”. La ricerca ha messo a confronto la qualità microbiologica dell’acqua che esce dal rubinetto di casa di 50 città italiane in 17 Regioni e quella delle minerali imbottigliate in Pet di 24 differenti marche. “Ebbene nel 2010 il 25% dei primi campioni aveva una contaminazione da microrganismi di origine fecale - precisa Guida - un rischio dovuto alla cattiva manutenzione del rubinetto di casa, dell’impianto condominiale o una scarsa pulizia dei filtri usati per abbattere la durezza”. L’acqua minerale imbottigliata è risultata priva di contaminazione. Tra i microrganismi evidenziati dai controlli sono stati trovati per il 5,56% E. Coli, 18,52% coliformi totali, 2% Pseudomonas, 15,09% Aeromonas e 11,11% Enterococco fecale.

Una lettura attenta dell’etichetta dell’acqua minerale come primo passo per non sbagliarne l’acquisto e scegliere quella più vicina alle esigenze di salute o gusto. Deve essere presente il luogo di origine, la località dove viene imbottigliata e la scadenza, ovvero la data fino alla quale il prodotto mantiene le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione. “L’etichetta è obbligatoria e indica che le analisi sono state certificate e approvate da un laboratorio terzo che è di solito un’università. Ma non tutte, solo quelle presenti in un elenco del ministero della Salute”, spiega all’Adnkronos Salute Matteo Vitali, docente di Igiene dell’Università Sapienza di Roma e responsabile del laboratorio che si occupa delle analisi di oltre 30 acque minerali italiane. “Le analisi - aggiunge - sono svolte ogni anno alla fonte con un prelievo in presenza dei funzionari della Asl competenti per il territorio. Il termine massimo di rinnovo dell’etichetta è 5 anni, quindi se il consumatore dovesse leggere che è scaduta non è un problema, perché si cambia solo se ci sono delle variazioni nelle analisi. Nelle informazioni - continua - sono presenti una serie di indicazioni sulla composizione: nutrizionali e microbiologiche. In quest’ultimo caso, se la dicitura riporta ‘pura’, vuol dire che le analisi alla fonte non hanno evidenziato la presenza di batteri pericolosi”. Dal punto di vista medico, inoltre, ogni persona dovrebbe avere la sua acqua ‘su misura’ soprattutto se ha disturbi, problemi di salute ed è in sovrappeso: “Chi soffre di stipsi - osserva Marco Guida, specialista del Dipartimento di biologia dell’Università Federico II di Napoli - dovrebbe optare per un’acqua ricca di magnesio. In estate per reintegrare l’idratazione meglio una leggermente acidula con l’anidride carbonica, quelle con i solfati aiutano le secrezioni biliari. Per chi fa sport - aggiunge - le minerali ricche di cloruro di sodio aiutano a dissetarsi dopo l’attività fisica”.

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