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Il semestre d'oro del FinTech nel Regno Unito

26 luglio 2021 | 07.10
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Raccolti 5,7 miliardi di dollari di investimenti in capitale di rischio attraverso 317 accordi nella prima metà dell'anno: il 26% in più del record 2019.

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- DA Rapyd.net

Revolut ha confermato la scorsa settimana di aver raccolto altri 800 milioni di dollari dai grandi investitori, incluso Softbank Vision Fund, portando la valutazione complessiva a 33 miliardi di dollari. Poche settimane prima Wise, piatatforma specializzata in trasferimenti di valuta, è stata quotata alla Borsa di Londra per quasi 9 miliardi di sterline. Nel frattempo, come racconta anche The Guardian, il governo inglese ha istituito un fondo da 375 milioni di sterline per le aziende tecnologiche del Regno Unito che “"cambiano le regole del gioco”. É il momento in cui le aziende fintech britanniche stanno attraendo enormi quantità di investimenti internazionali, secondi solo agli Stati Uniti. Le regioni? La forza di Londra come centro finanziario, l'accesso alle università di alto livello e il forte sostegno alla tecnofinanza da parte delle autorità di regolamentazione e del governo.

Anche prima che il round di finanziamenti di Revolut fosse annunciato, le società FinTech britanniche avevano attirato, solo nei primi sei mesi dell'anno, qualcosa come 5,7 miliardi di dollari di investimenti in capitale di rischio attraverso 317 accordi nella prima metà dell'anno. Ben più dei 4,3 miliardi di dollari raccolti in tutto il 2020, ben oltre del 26% il record di 4,6 miliardi di dollari stabilito nel 2019. Sulle orme di Wise e Revolut si stanno, inoltre, muovendo la società di pagamenti online Checkout.com e Rapyd, un fornitore di servizi per il settore dei pagamenti transfrontalieri. Anche se la Brexit ha senza dubbio reso più difficile per gli imprenditori trasferirsi nel Regno Unito, le autorità di regolamentazione, tra cui la Financial Conduct Authority e la Prudential Regulation Authority della Bank of England, hanno incoraggiato la concorrenza tra i servizi finanziari sulla scia del crollo bancario del 2008, nel tentativo di contrastare l'ondata di fusioni e acquisizioni che hanno concentrato il rischio su una manciata di istituti di credito. Il che ha prodotto un rapporto più collaborativo con le startup e la creazione della sandbox fintech, che consente alle aziende in fase iniziale di testare i propri prodotti per un numero limitato di clienti prima che le aziende siano autorizzate, il tutto sotto la supervisione del regolatore.

Nel frattempo, il governo ha cercato di guidare le riforme per convincere le startup a quotarsi alla Borsa di Londra e garantire che le aziende in crescita non abbandonino il Regno Unito attraverso un accesso diretto ai mercati internazionali, in particolare a quello collegato a una UE post-Brexit, in un modo da consentire loro una crescita continua.

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