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Musica: il violoncello di Maisky a Roma per l'Accademia Filarmonica

01 marzo 2017 | 14.53
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Mischa Maisky

Il suo suono possente e duttile, il suo strumento che sembra poter cantare come una voce umana. Il grande violoncellista Mischa Maisky torna ospite della stagione della Accademia Filarmonica Romana domani sera alle 21 al Teatro Argentina di Roma. Con il suo prezioso violoncello Montagnana del ‘700, ci conduce lì dove la regola e l’invenzione trovano un insuperabile punto d’incontro: sono le Suites per violoncello solo di Bach.

"Un grande diamante, con tante sfaccettature diverse che riflettono la luce in innumerevoli modi". Con queste parole il musicista lettone immagina queste Suites, capolavoro assoluto della musica di tutti i tempi, di cui Maisky eseguirà la n. 3 in do maggiore BWV 1009, la n. 2 in re minore BWV 1008 e la n. 6 in re maggiore BWV 1012. Composte fra il 1717 e il 1723, probabilmente per il violoncellista Christian Bernhard Linigke quando Bach era 'Kapellmeister' a Köthen, le sei Suites sono senza dubbio fra le più amate e virtuosistiche opere mai scritte per violoncello e a Maisky va il primato di averle incise durante la sua carriera per ben tre volte, rinnovandosi a ogni nuova incisione, così come a ogni concerto in cui le esegue, a dimostrazione della grandissima ammirazione dell’artista per il compositore tedesco.

"La musica di Bach – prosegue Maisky – assomiglia a un processo senza fine. Più la avvicini, più lei si allontana". Ad impreziosire la serata, il timbro davvero unico del suo Montagnana, un violoncello costruito a Venezia proprio negli anni in cui Bach componeva le sue Suites, e che Maisky suona con la stessa passione ininterrottamente da ben 43 anni, grazie alla generosità di un italiano musicista dilettante, che gliel’ha donato a un prezzo simbolico.

Unico violoncellista al mondo ad aver studiato sia con Mstislav Rostropovič sia con Gregor Piatigorsky, Mischa Maisky si considera un cittadino del mondo, come ama spesso raccontare: "Suono un violoncello italiano, con archetti francesi e tedeschi, corde austriache e tedesche. Mia figlia è nata in Francia, mio figlio maggiore in Belgio, il terzo in Italia e il più piccolo in Svizzera. Guido un’auto giapponese, indosso un orologio svizzero, una collana indiana e mi sento a casa ovunque ci siano persone che amano la musica classica".

Nato in Lettonia, ha studiato in Russia e, dopo il suo rimpatrio in Israele è stato accolto con grande entusiasmo a Londra, Parigi, Berlino, Vienna, New York, Tokyo, e in tutti i più importanti centri musicali. Durante gli ultimi venticinque anni, con contratto in esclusiva per la Deutsche Grammophon, ha effettuato più di trenta registrazioni con orchestre quali: Wiener Philharmonic, Berliner Philharmonic, London Symphony, Israel Philharmonic, Orchestre de Paris, Orpheus und Chamber Orchestra of Europe.

Le sue registrazioni sono state accolte con entusiasmo dai critici di tutto il mondo e sono state premiate per ben cinque volte con il prestigioso Record Academy Prize a Tokyo, tre volte con il Deutscher Schallplattenpreis, inoltre con il Grand Prix du Disque a Parigi e con il Diapason d’Or of the Year, così come con le ambite Grammy Nominations. Ospite dei maggiori festival internazionali, ha collaborato con direttori quali Leonard Bernstein, Carlo Maria Giulini, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Lorin Maazel, James Levine, Vladimir Ashkenazy, Giuseppe Sinopoli e Daniel Barenboim, e con musicisti quali Martha Argerich, Radu Lupu, Nelson Freire, Peter Serkin, Gidon Kremer, Yuri Bashmet, Vadim Repin, Maxim Vengerov, Julian Rachlin, Janine Jansen. Nel 2012 ha ricevuto il Premio 'Arturo Benedetti Michelangeli', secondo violoncellista, dopo Rostropovič, ad ottenerlo.

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