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Industria del risparmio ancora in rosso

ECONOMIA E FINANZA
Industria del risparmio ancora in rosso

La gestione dei portafogli non si arresta ma le somme in gestione diminuiscono, i metodi per risparmiare cambiano


Napoli, 20 febbraio 2019 - Non sembrava possibile ma a quanto pare l'industria del risparmio è di nuovo in rosso.

Anche se nel settembre 2018, momento storico in cui l’Italia abbia, dopo anni, approcciato al miglioramento della propria condizione economica globale, la situazione sembrava essere in netto miglioramento (con ben 437 milioni di euro di raccolta netta), lo scorso mese è tornato a fare capolino il tanto odiato segno negativo per tutto ciò che riguardano i flussi dell'industria del risparmio gestito, arrivando purtroppo a -940 milioni.

Certo, dall'inizio dell'anno appena trascorso ad oggi che si presentano le prime chiusure dei conti stabili ottenute su misurazioni affidabili, il bilancio rimane comunque tendenzialmente positivo (aggirandosi più o meno attorno ai 12,89 miliardi) ma a quanto pare la situazione diventa sempre più difficile ed intricata per l'industria dell'asset management in Italia; questo, almeno, a giudicare dai dati diffusi.

A continuare la discesa dell'industria del risparmio hanno contribuito i deflussi dai fondi comuni aperti (che contano la bellezza di -4,37 miliardi, che comunque mantengono però un saldo positivo che supera i 5 miliardi dall'inizio del 2018).

Sono state invece notevolmente positive le gestioni di portafoglio (3,78 miliardi). In questi casi, ad ogni modo, va sottolineata più e più volte la divergenza sempre più viva tra le adesioni alle gestioni circa gli investitori istituzionali (4,89 miliardi a ottobre e 9,4 miliardi dall'inizio del 2018) e quelle per i risparmiatori retail (-1,11 miliardi nell'ultimo mese e -2,88 miliardi da gennaio).

Passiamo invece ai risultati negativi relativi alle vendite azionarie, alle obbligazionari e valutari che hanno poi determinato una discesa del patrimonio netto del sistema a 2.020,9 miliardi con circa 40 miliardi in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto concerne invece i fondi comuni aperti, nel corso di ottobre 2018 i deflussi non sono stati di tipo né monetario (1,56 miliardi) e né bilanciato (190 milioni).

Discorso diverso, invece, per le sottoscrizioni mensili che riguardavano titoli flessibili (con -2,06 miliardi), gli azionari (con -786 milioni), ed in particolar modo le obbligazioni (con -3,25 miliardi visti ad ottobre e -22,7 miliardi dall'inizio del 2018).

Come se ad un tratto gli Italiani avessero deciso di tornare a conservare il proprio denaro sotto il materasso.

Certo l’immagine del rappresentante del ceto medio che torni ad accumulare soldi al di fuori delle banche ci fa non soltanto storcere il naso ma ci rimanda all’idea di uno scenario da futuro distopico, nettamente in contrasto con le attuali correnti economiche del belpaese: i soldi mancano, non c’è bisogno di trovare un “luogo sicuro” in cui nasconderli al riparo da chissà cosa (chissà dove!).

Le banche vedono ridotti gli investimenti e i depositi sui conti perché tutti i risparmi degli italiani servono, adesso, ad adempiere alle spese ordinarie e straordinarie che non accennano al benché minimo segno di stop.

Il problema di fondo non è tanto il mercato che inevitabilmente vede crollare gli scenari in cui il denaro possa essere nuovamente immesso in circolo: tasse e imposte contenute a favore di scenari commerciali ad alta competizione; il fulcro è sull’incapacità di gestione. Di sicuro non si naviga nell’oro ma è il metodo che manca!

Al di là degli evidenti ostacoli tra cui gli italiani debbano muoversi, la zona euro presenta standard comportamentali ben più propensi alla migliore gestione finanziaria possibile. Il Regno Unito, ad esempio, fa dell’ottimizzazione dei propri flussi di cassa un must se riferiti alla sfera personale del britannico medio o del singolo nucleo familiare: esempio sono siti web come Moneysupermarket o Moneysavingexpert che guidano i cittadini nell’ardua comprensione e gestione delle proprie dinamiche economico-sociali. L’Italia accenna appena a questa tendenza e se lo fa è grazie alle iniziative di giovani avventori delle tecnologie che abbiano assorbito questa mentalità dai paesi di cui prima: il sito web espertodelrisparmio.com tratta pressoché gli stessi focus dei big della gestione patrimoniale personale diffusi oltremanica e oltreoceano, naturalmente rapportando il tutto alle necessità dei connazionali.

I consigli arrivano dappertutto e le buone abitudini non ruotano attorno al complesso mondo degli investimenti finanziari e del gioco in borsa, si risparmia a partire dalle piccole cose: la spesa, le utenze, i canoni. In qualche modo, anche piuttosto creativa, la vita di tutti i giorni prova ad allinearsi alle difficoltà economiche che si è costretti ad affrontare provando a ricavarne, ove possibile, un solida consapevolezza oltre che maggiori opportunità di risparmio.

Maggiori informazioni: espertodelrisparmio.com
Contatto email: francesco@espertodelrisparmio.com