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Immigrati: profugo racconta, vessati e picchiati dagli scafisti

19 luglio 2014 | 15.32
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"i libici dell'organizzazione erano molto duri con noi, chi era in stiva non poteva uscire"

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Vessati e picchiati dagli scafisti, senza potersi nemmeno sedere per quanto il barcone fosse pieno e con il divieto assoluto per chi fosse sfortunatamente allocato nella stiva di salire in coperta a prendere un po' d'aria. È il racconto agghiacciante che ripercorrre le cruente modalità con cui vengono organizzati i 'viaggi della speranza' fatto da un profugo marocchino di appena 20 anni agli uomini della polizia di Ragusa nell'ambito delle indagini che oggi hanno portato al fermo di un tunisino di 27 anni, ritenuto lo scafista dello sbarco di 251 migranti avvenuto ieri mattina a Pozzallo, nel ragusano.

''Unitamente ai miei amici ho atteso il mio turno ed anche io ho preso posto su uno dei due gommoni per poi salire sull'imbarcazione di legno - ha raccontato il ragazzo secondo quanto riportato nel verbale della polizia - Una volta sopra tale natante fu un libico ad indicarmi il posto che era stato a me assegnato, ovvero in coperta nella parte centrale. I gommoni facevano altri tre o quattro viaggi tra la terraferma e la barca e durante tale attività non facevano altro che profferire minacce e picchiare tutti coloro che non eseguivano alla lettera le loro disposizioni. Gli stessi libici erano particolarmente duri con le persone di colore che stavano imbarcando e talvolta usavano i lunghi coltelli di cui erano in possesso proprio per picchiare tali soggetti". (segue)

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