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Pmi: Galassi (Api), imprenditori lontani da Industria 4.0, serve più cultura

23 marzo 2017 | 14.22
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Quasi la metà degli imprenditori italiani sono convinti che 'Industria 4.0' rappresenti una rivoluzione che interessa tutte le aree dell'azienda; per il 15% implica l'introduzione di nuove tecnologie come il wi-fi, la posta elettronica e lo smart working; per uno su quattro, significa evoluzione tecnologica delle aree produttive che generano valore per il cliente, mentre poco meno di un imprenditore su cinque, il 18%, ammette di non sapere esattamente come definirlo. Questo il quadro emerso da un sondaggio condotto da Api, associazione piccole e medie industrie, in collaborazione con Samsung Italia i cui risultati sono stati presentati nel corso di una tavola rotonda organizzata al Samsung District di Milano.

"Le aziende italiane sono ancora molto arretrate dal punto di vista informatico e non solo - spiega il presidente di Api Paolo Galassi -. Il tema è di soprattutto di ordine culturale". In sostanza, "occorre far capire agli imprenditori che non bisogna guardare i numeri nell'immediato, quanto piuttosto fare sistema mettendo in rete i propri sforzi e le proprie esperienze". La sfida rappresentata dall'Industria 4.0, inoltre, può costituire un'opportunità per chi, anche a causa della crisi, non è ancora riuscito a coglierne l'importanza: "I piccoli imprenditori devono cambiare mentalità e migliorare il loro grado culturale; è fondamentale", perché "gli strumenti ci sono già, ma non si sanno ancora utilizzare nel modo giusto". Un esempio? "Tutti hanno lo smartphone, ma il 90% lo usa solo per telefonare; solo il 10% lo usa per migliorare i processi produttivi dell'azienda, cosa che lo smartphone è perfettamente in grado di fare".

All'incontro erano presenti anche Luca Del Gobbo, assessore all'Università, Ricerca e Open Innovation della Regione Lombardia, Antonio Bosio, product & solutions director di Samsung Italia e Giovanni Amselmi, delegato Api al tema Industria 4.0.

"Il potenziale di Industria 4.0 è enorme - sottolinea Giovanni Anselmi, delegato Api al tema industria 4.0 - ma le aziende non lo hanno ancora compreso esattamente". La "sensazione è che ci sia una sottovalutazione del problema da parte degli imprenditori". Industria 4.0 "ci sta portando un piano di investimenti molto consistente, ma dietro ci sono anche la Germania e altri grandi player che chiederanno alla piccola e media impresa un saving che va dal 10 al 20%". Quindi "se da un lato ci porterà verso un'ottimizzazione dei processi tramite l'informatica, dall'altro saremo costretti a ridurre i prezzi perché ce lo chiede il mercato". Dunque "se le nostre imprese non faranno questo passaggio culturale e non investiranno, rischiamo di trovarci la concorrenza base mondo che ci porta via le commesse".

Da parte sua, osserva Anselmi, "il governo è entrato pesantemente sull'argomento, ma sulle pmi siamo ancora in ritardo rispetto all'approccio amministrativo e progettuale". Dunque "spero che arrivi una proroga perché già adesso i progetti di iperammortamento dovrebbero essere in piedi". Intanto "come Api stiamo lavorando a una serie di proposte concrete e a breve incontreremo gli imprenditori perché ciascuna impresa è una realtà a sé, con problemi diversi e soluzioni altrettanto diverse. Che - assicura - stanno diventando sempre di più a portata di mano".

Il tema assume un'importanza strategica in Lombardia, dove una consistente fetta di micro-piccole e medie imprese ha deciso di investire in innovazione, sostenuta anche da una serie di finanziamenti messi in campo dalla Regione: "In Lombardia - spiega Del Gobbo - esiste un territorio già fertile di iniziative, progetti e buoni risultati, che hanno nella ricerca e innovazione la loro forza propulsiva". La Regione, "in linea con i principi di libertà e sussidiarietà che l'hanno sempre guidata, non si sostituisce a chi fa impresa, ma assume un ruolo più forte di governance e coordinamento di quelle esperienze positive che esistono, che generano lavoro, innovazione e ricchezza ancora prima che una iniziativa legislativa fissi delle norme".

In particolare, "con la nuova legge regionale Lombardia è Ricerca e Innovazione abbiamo messo in campo strumenti, semplici, con meno burocrazia e tempi certi di erogazione dei finanziamenti, per sostenere le imprese che hanno deciso di puntare sull'innovazione".E il risultato è che "secondo recenti dati Bankitalia, in Lombardia non solo il Pil è aumentato dell'1,2% rispetto al livello nazionale, ma soprattutto le imprese che hanno puntato sull'innovazione hanno superato il momento di crisi e di grande difficoltà che ha contrassegnato il tessuto economico negli ultimi anni".

"Il mondo intorno a noi è cambiato - conclude Bosio - così come i modelli di business . Oggi tutto è connesso e si va verso due direzioni: opportunità, ma anche sfide. Che devono essere raccolte". Industria 4.0 "significa mettere a valore tecnologie che sono già ampiamente disponibili. Tutto quello che serve per innovare esiste già. Basta saperlo utilizzare in modo diverso e creativo".

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