cerca CERCA
Martedì 19 Ottobre 2021
Aggiornato: 15:31
Temi caldi

Imprenditrice coraggio: "Capisco Rocco, se denunci firmi la tua condanna"

01 marzo 2019 | 14.26
LETTURA: 5 minuti

alternate text
Magda Scalisi

di Elvira Terranova

"Purtroppo, e ripeto purtroppo, capisco il gesto estremo di Rocco Greco . Io maledico il giorno in cui ho denunciato. Dovevo mollare tutto e scappare e, invece, ho commesso il grande errore di restare. Quando denunci, firmi anche la tua condanna a morte. Se avessi saputo quello che poi mi è accaduto, non lo avrei mai fatto". E' l'amaro sfogo di Magda Scalisi, battagliera giovane imprenditrice che ha denunciato la mafia dei Nebrodi, parlando del suicidio dell'imprenditore antiracket di Gela Rocco Greco. Anche lui aveva denunciato i boss mafiosi. "Beh, visto quello che mi è successo e tutto quello che è accaduto dopo - dice in un'intervista all'Adnkronos - posso dire di avere scoperto che nei Nebrodi non esiste la mafia...".

La donna fino all'agosto del 2018 gestiva con il padre un agriturismo nel cuore dei Nebrodi. Una struttura che sorgeva a 13 chilometri da San Fratello, in provincia di Messina, dotata di un ristorante e di 21 camere di albergo. Ma dopo poco tempo dall'apertura le hanno fatto sparire tutti i cani, alcuni rubati, altri morti misteriosamente. E, ancora, maiali privi di chip identificativo, dunque allevati abusivamente, sono stati fatti penetrare nell’area del Rifugio, per creare danni e disturbo. Al ristorante si erano presentati gruppi di avventori che si erano applicati un singolare 'auto-sconto'. Ma non solo. Erano spariti anche alimenti e stoviglie destinati ai celiaci. E la giovane imprenditrice è celiaca. Per non parlare delle continue pressioni per le forniture, estorsioni mascherate, col sistema dei prezzi e del fornitore.

"Quando denunci - dice ancora Magda - devi stare attenta in quale zona d'Italia denunci. Inoltre, è davvero come se firmassi la tua condanna a morte. Per non parlare della serenità, tua e della tua famiglia, che finisce. E poi da vittima ti ritrovi indagata. E questa è una cosa assurda. Sono le follie di questa terra. Oltre al fatto che ti fanno terra bruciata attorno. Quando comunichi che hai alcune situazioni giudiziarie in ballo le persone ti guardano e ti prendono per pazza. Ho notato che fondamentalmente la prima cosa che fanno in una situazione di facciata ti dicono: 'Ha fatto bene' e poi ti indagano e cercano di delegittimare la tua figura. Una cosa raccapricciante".

"Per alcuni per tutto quello che ho subito la colpa è mia perché non sapevo gestire l'azienda - si sfoga ancora - mi è stato detto e scritto che il fil di ferro si era rotto da solo, per 'l'usura del tempo', o che i maiali sono del Parco dei Nebrodi. Quando mi si dice che l'ente parco non ha mai avuto una fauna. O il metaldeide si trova in natura...". Alla domanda se è pentita di avere deciso di denunciare tutto, Magda allarga le braccia, sospira a lungo e dice: "Alla luce di quanto accaduto a me e da come sono stata trattata, direi di sì. Mi sono sentita dire persino che sono stata suggestionata dalla Polizia di Stato, mi hanno detto che ero una pazza isterica. Io in Commissariato mi sentivo a casa, come dovrebbero sentirsi a casa tutti i cittadini...".

Magda Scalisi ha deciso, dopo tutte le peripezie vissute, di chiudere lo scorso agosto il Rifugio del Parco di San Fratello. Insieme con il padre Salvatore, legale rappresentante della società cooperativa Karasicilia, gestivano dal 2016 la struttura ricettiva nel bosco della Miraglia, tra San Fratello e Cesarò. In piena estate, alla presenza dei loro avvocati, hanno consegnato le chiavi del rifugio, al commissario del Parco dei Nebrodi, Luca Ferlito, accompagnato da alcuni dipendenti.

"Non siamo nelle condizioni di legge per operare, pertanto rimettiamo alle autorità competenti ogni utile decisione sulla situazione determinatasi", si era limitata a dire Magda Scalisi al momento della consegna delle chiavi. La struttura era stata riconsegnata all'ente parco "interrompendo così una esperienza aziendale e un progetto di imprenditoria “nuova per i Nebrodi”", avevano detto gli Scalisi.

“La decisione di questa Ats di rilasciare il rifugio del Parco all’Ente Parco dei Nebrodi - dissero padre e figlia - non fa seguito, come qualcuno vorrebbe far credere, alle procedure di sfratto avviate dall’Ente Parco, ma al rilascio di una diffida da parte del comando dei Vigili del Fuoco di Messina. Atto ignorato dallo stesso Ente Parco. Così come lo stesso Ente Parco ad oggi non ha rilasciato le altre certificazioni obbligatorie per legge, nonostante lettere e diffide di avvocati. Questa Ats non è nelle condizioni di legge per operare l’attività oggetto del contratto ed ha rimesso alle autorità competenti ogni utile decisione sulla situazione determinatasi. Saranno le Autorità preposte ad accertare se tale comportamento dell’Ente Parco è doloso o colposo. Del resto come è noto ai più, e certamente alle autorità competenti, il rifugio è chiuso al pubblico sin da gennaio 2018 con gravissimi danni economici e di immagine per questa azienda”, avevano spiegato Magda e il padre lo scorso agosto. Oggi l'imprenditrice con due lauree prova molta amarezza. E il suicidio di Rocco Greco è un'altra ferita che si aggiunge.

TESTIMONE DI GIUSTIZIA CUTRÒ - "La morte dell'imprenditore antiracket Rocco Greco getta un'ombra su come le nostre Istituzioni hanno inteso e intendono sostenere gli imprenditori che resistono alle mafie" dice all'Adnkronos il testimone di giustizia Ignazio Cutrò. "Rocco Greco ha avuto il coraggio civile di interrompere, in un territorio come quello di Gela devastato dalla violenza e prepotenza della Stidda e di Cosa Nostra, l'odiosa catena del pagamento del pizzo - sottolinea - Il suo coraggio e la sua dignità di padre e di imprenditore ha dovuto dapprima subire l'onta delle accuse, poi dimostratesi false, dei suoi carnefici per poi vedersi negare dallo Stato quel doveroso sostegno che si deve a coloro che denunciano le mafie".

"Rocco - conclude Ignazio Cutrò - alla fine non ha retto al 'voltafaccia' delle Istituzioni e alla fine ha pensato che la sua stessa vita fosse di ostacolo al futuro dei figli. Una decisione, quella del suicidio di Greco, dettata da un momento di fragilità umana ma anche dalla incapacità delle Istituzioni a sostenere pienamente gli imprenditori e commercianti. Si muore perché le mafie vogliono rubarti la speranza ma si muore anche perché ci si sente schiacciati da uno Stato incapace di comprendere e sostenere fino in fondo la tua scelta di ribellione alle mafie".

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza