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Imprese e sostenibilità, il Conou porta a Connext la sua ricetta

03 dicembre 2021 | 11.50
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Il Consorzio nazionale oli minerali usati presenta la propria esperienza di eccellenza gestionale e di approccio alla sostenibilità

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Come può un’organizzazione diventare davvero sostenibile? È possibile completare la transizione ecologica auspicata senza compromessi o scorciatoie? A queste domande ha voluto offrire una risposta il Conou, il Consorzio Nazionale degli Oli Minerali Usati, presente all’edizione 2021 di Connext, la due giorni (2 e 3 dicembre) di networking aziendale organizzata da Confindustria presso il Mi.Co di Milano. Il Consorzio, esempio di economia circolare riconosciuto a livello europeo, ha portato all’attenzione di espositori e stakeholder la propria esperienza d’eccellenza nella gestione e avvio a rigenerazione degli oli minerali usati.

Un racconto che, a partire dal percorso di crescita delle aziende che compongono la rete di raccolta consortile dalla dimensione familiare a quella di realtà industriali affermate, rivela l’evoluzione realizzata del Conou nei suoi quasi quattro decenni di vita. Una storia fin dalle origini votata all’economia circolare, all’innovazione e all’integrazione di sistema che premia oggi la filiera italiana degli oli usati da molteplici punti di vista: da quello ambientale, grazie al traguardo del recupero di un rifiuto pericoloso e della sua rigenerazione per l’intera quantità della quota raccolta nel nostro Paese, a quello economico con il risparmio sulle importazioni di prodotti petroliferi fino a quello sociale, occupazionale e di preservazione della salute.

“Diventare sostenibili e applicare davvero i criteri dell’economia circolare, seppure faccia parte di un processo che richiede dedizione, programmazione e visione, non è qualcosa di astratto o impossibile da raggiungere - dichiara Riccardo Piunti, presidente del Conou - Come dimostrano infatti numerose ricerche, le imprese che negli ultimi anni, anche durante i mesi della pandemia, hanno investito in ecoinnovazione, hanno ottenuto performance più brillanti di quelle che non lo hanno fatto. Prova del fatto che essere sostenibili non è solo qualcosa che fa bene all’ambiente o alla comunità di riferimento, ma può rivelarsi la chiave di volta per affrontare al meglio delle possibilità la sfida della rinascita e della riconversione complessiva delle nostre attività. Le aziende che hanno investito su manager e professionisti qualificati e preparati stanno avviando più rapidamente la transizione”.

La transizione ecologica, si dice, non è un "pranzo di gala": cioè costa, sul piano economico e sociale. In pochi però aggiungono che non farla costa e costerà infinitamente di più, basti pensare alle conseguenze della crisi climatica non solo sull’ambiente ma sulla sicurezza delle persone e sulla redditività di intere e grandi filiere produttive. Con la volontà di mettere a sistema e condividere le proprie competenze e know how in tema di sostenibilità e economia circolare, il Consorzio ha ospitato nell’ambito di Connext un talk dal titolo “Imprese e sostenibilità: transizione ecologica o greenwashing?” che ha visto il confronto aperto tra rappresentanti di realtà produttive nazionali e associazioni ambientaliste sull’attualità dei temi della transizione ecologica.

L’evento organizzato insieme all’agenzia eprcomunicazione ha ripreso il format EprTalks, già sperimentato del “processo”, per trovare attraverso il role playing una chiave narrativa e di confronto su una tematica tanto attuale quanto poliedrica. Dall’evidenziazione dei casi virtuosi di sostenibilità, la discussione ha messo in luce alternando testimoni dell’”accusa” e della “difesa”, moderato dalla green blogger Tessa Gelisio, le criticità e i limiti burocratici e di sistema che spesso ostacolano il processo di conversione ecologica.

“Abbiamo voluto introdurre una riflessione sul ruolo delle competenze e della managerialità con il nostro talk qui nella sede di Connext, davanti ad un pubblico di professionisti ed esperti – ha aggiunto il Presidente del Conou Piunti. Ci auguriamo di aver seminato così, per quanto possibile, i grani della sostenibilità e che questi possano portare frutto per la collettività”.

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