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Acqua: impronta idrica della carne? Il made in Italy consuma il 25% in meno

19 marzo 2016 | 13.22
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fonte: Mekonnen, M.M., Hoekstra, A.Y. The Green, Blue and Grey Water Footprint of Farm Animals and Animal Products. Value of Water Research Report Series n. 48, Unesco-Ihe, Delft, the Netherlands, 2010

Impronta idrica delle carni in Italia? Sotto la media internazionale del 25%. In pratica rispetto al consumo di 15.415 litri di acqua per 1 kg di carne bovina, il nostro Paese impiega 11.500 litri, di cui l’87% è costituito da 'green water', ovvero acqua proveniente da fonti rinnovabili. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Carni Sostenibili, iniziativa delle associazioni di categoria delle tre filiere italiane della carne, Assocarni, Assica, Unaitalia, evidenzia i dati sul water footprint della produzione di carne in Italia.

Il water footprint della produzione di carne bovina in Italia si attesta a 11.500 litri di acqua per produrre 1 kg di carne (il 25% in meno rispetto ai 15.415 della media mondiale), e solo il 13% (1.495 l) di questa viene effettivamente 'consumato'. Il restante 87%, è quindi 'green water', ovvero acqua piovana impiegata nella coltivazione delle materie prime per l’alimentazione degli animali. Considerando 2 porzioni da 70-100 g a settimana di carne bovina, si arriva a un consumo effettivo di circa 300 litri di acqua alla settimana.

Le ragioni del minore volume di acqua impiegata nelle produzioni italiane - spiega una nota - sono da ricercarsi nel sistema zootecnico nazionale che, essendo basato sulla combinazione di allevamenti estensivi e intensivi, permette di ottenere una buona efficienza in termini di risorse impiegate per kg di carne prodotta. Oltre a questo è da osservare come la produzione bovina italiana avvenga prevalentemente nelle zone più vocate e con la maggiore disponibilità di acqua (ad esempio lungo il fiume Po e dei suoi affluenti).

Il water footprint è dato dalla somma di tre contributi in parte reali e in parte virtuali: l’acqua di evapotraspirazione utilizzata dalle piante per vivere (green water), l’acqua effettivamente utilizzata dai processi produttivi o per irrigare i campi (blue water) e l’acqua virtualmente necessaria a diluire e depurare gli scarichi (grey water).

Per i prodotti agroalimentari, la componente di 'acqua verde' è di gran lunga la più significativa delle tre, arrivando a costituire la quasi totalità dell’impatto. A livello complessivo l’intero settore delle carni (bovino, avicolo e suino) impiega per l’80-90% risorse idriche che fanno parte del naturale ciclo dell’acqua e che vengono restituite all’ambiente come l’acqua piovana; solo il 10-20% dell’acqua necessaria per produrre 1 kg di carne viene quindi effettivamente consumata.

"La quantità di acqua impiegata nella produzione di carne, che include anche il dato relativo alle coltivazioni agricole finalizzate a produrre alimenti per animali, è infatti costituita per la maggior parte da 'green water', ovvero acqua piovana, fonte rinnovabile e tra le più sostenibili. L’acqua effettivamente consumata per produrre carne, 'grey' e 'blue' water, si riduce quindi a delle quantità nettamente inferiori rispetto al dato complessivo. Inoltre, l’impiego di tecnologie avanzate di gestione dell’acqua, ad esempio il recupero e la depurazione, e di un suo corretto utilizzo durante la produzione agricola, contribuiscono a renderle più sostenibili", sottolinea Ettore Capri, direttore del Centro di ricerca per lo sviluppo sostenibile.

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