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Migranti: Palermo, in aula il primo trafficante pentito 'Ecco come funzionano i viaggi'

17 gennaio 2017 | 18.51
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Il presunto trafficante di esseri umani

Si presenta in aula nascosto da un paravento sanitario per non essere riconosciuto. Eccolo, il primo trafficante di esseri umani pentito, nel processo al presunto trafficante eritreo Mered Medhanye Yedego, che si celebra davanti al Tribunale di Palermo. "Mi chiamo Nuredine Wehabrebi Atta e sono nato in Eritrea dove ho vissuto fino a tredici anni, poi ho iniziato il lungo mio viaggio per raggiungere l'Europa, durato più di sette anni", inizia così la deposizione fiume del collaboratore di giustizia, che si presenta per la prima volta in un'udienza pubblica. Durante la sua deposizione ha raccontato come funziona il traffico di esseri umani, con i viaggi organizzati, dove vengono ammassati centinaia di migranti, tra cui donne e bambini, su un barcone, anche con il mare in tempesta. E, spesso, i viaggi sono terminati in fondo al Mediterraneo, una vera e propria tomba all'aperto per migliaia di profughi. Atta Weharabi ha raccontato ai magistrati del pool di Palermo che si occupa del traffico di esseri umani, guidato dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia, tutti i retroscena dell'organizzazione e dei pagamenti dei viaggi della speranza di migliaia di migranti.

Atta è stato chiamato dai pm Geri Ferrara e Claudio Camilleri, che rappresentano l'accusa, a deporre contro Mered Yedhego, detto "il generale", e che è ritenuto uno dei capi dell'organizzazione del traffico di esseri umani, arrestato in Sudan e estradato in Italia nel giugno scorso. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Michele Calantropo, continua a ribadire l'estraneità del suo cliente e parla di "scambio di persona". Ribadisce da mesi che l'uomo sotto processo sarebbe un profugo di 29 anni di nome Medhanie Tesfamariam Berhe.

Per i magistrati l'udienza ha segnato un punto a favore dell'accusa

Durante la sua deposizione, il trafficante pentito Nuredine Atta, ha confermato ai magistrati che lo interrogavano che l'uomo sulla fotografia riportata nel profilo Facebook di Mered Medhanye Yedego, con una maglia azzurra, il crocifisso e i capelli ricci e lunghi, sarebbe Habdega Asghedom. "L'ho incontrato a Catania nel febbraio 2014", ha detto il collaboratore. Che ha anche spiegato di non conoscere l'imputato in aula né Mered Medhanye Yedego. I magistrati parlando di un punto a loro favore perché l'uomo sulla fotografia sul social non è Mered Medhanye Yedego. E l'incontro a Catania con Asghedom, a Catania, lo confermerebbe. In quel periodo, nel febbraio 2014 il ricercato sarebbe stato intercettato in Sudan e non a Catania. Ma la difesa non la pensa allo stesso modo. Calantropo ribadisce che nel febbraio 2014 "non c'erano ancora le intercettazioni" riguardanti il 'generale'.

Il collaboratore di giustizia ha anche confermato in aula quanto già detto ai magistrati durante gli interrogatori. I migranti che dopo avere organizzato il viaggio e non avevano i soldi per pagare venivano uccisi per poi prelevare loro gli organi, ad altri veniva tolto il rene. "Chi non pagava veniva costretto al prelievo degli organi per sostenere i costi del viaggio: un organo valeva fino a 15 mila euro - racconta - Ho visto i corpi senza vita di alcuni a cui sono stati prelevati gli organi". I pm Ferrara e Camilleri continuano a pensare che l'uomo sotto processo sia il vero 'generale'. Sarà il Tribunale della quarta sezione a decidere se accogliere o meno la tesi della Procura. Il processo è stato rinviato al prossimo 31 gennaio per sentire alcuni funzionari della Polizia, le altre udienze si terranno il 14, 21 e 28 febbraio.

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