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Innovazione: in calo domande brevetti ma su Marte si mangerà italiano

24 luglio 2014 | 15.36
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E all'azienda Probiotical record internazionale di idee depositate. E' Bologna la città italiana degli inventori.

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Calano le domande di brevetti in Europa da parte dell'Italia, ma su Marte il cibo sarà made in Italy. Se, infatti, da un lato, secondo gli ultimi dati la creatività italiana è in ribasso, dall'altro le idee, per così dire innovative, non mancano di certo. E' stato, infatti, brevettato in Unione europea, Usa, Cina, Russia e Giappone e ufficialmente riconosciuto dalla Nasa, il progetto di un gruppo di ricercatori dell'università di Cagliari per creare cibo, ossigeno e acqua su Marte sfruttando elementi già presenti sul pianeta.

Grazie a questa invenzione gli astronauti in missione su Marte troveranno già disponibili sul pianeta acqua, frutta e verdura per il proprio sostentamento sarà merito di questo brevetto italiano, che ha l'obiettivo di usare risorse del suolo marziano per produrre quanto necessario al sostentamento degli astronauti sul pianeta rosso.

E rientrando nell'orbita terrestre a un'impresa italiana va il primato di aver collezionato, a livello mondiale, il deposito di più di 60 brevetti innovativi nell’ambito dei batteri probiotici. A toccare questo record assoluto è la Probiotical, azienda del novarese che costituisce una realtà unica nel suo settore, in quanto primo stabilimento al mondo concepito e realizzato esclusivamente per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di microrganismi probiotici.

A tanta inventiva però, in Italia non corrisponde un'attività brevettuale dinamica. Secondo l'Osservatorio Unioncamere brevetti marchi e design, infatti, nel decennio 2003-2012, si è registrata la pubblicazione di quasi 40.000 domande di brevetto europeo e al deposito di oltre 96.000 domande di brevetto nazionale. La richiesta italiana di tutela delle tecnologie a livello europeo è, tuttavia, interessata da una fase sfavorevole.

L’incremento tra il 2004 e il 2008 è stato pari al 3,1% medio annuo, mentre il calo tra il 2008 e il 2012 è risultato pari al 3,6% medio annuo. Un andamento simile si riscontra nel ricorso al brevetto italiano che nel 2012 si è ridotto del 4,1% rispetto al 2011.

I soggetti che contribuiscono maggiormente alla produzione di brevetti in Italia sono le imprese, con una quota di domande pubblicate che raggiunge l’85,4% nel periodo 2003-2012. La quota restante è suddivisa fra inventori - persone fisiche (il cui apporto è del 10,3%), enti (con il 2,9% delle domande) e gli stranieri cointestatari (con un contributo dell’1,5% sul totale).

Nel decennio analizzato, tutti i soggetti evidenziano un tasso di crescita medio annuo positivo, seppure molto contenuto nel caso delle imprese (+0,9%). Dal confronto tra le domande pubblicate nei periodi 2005-2008 e 2009-2012, si registra un calo del numero medio di domande di brevetto che passa da 3.583 a 3.324.

Dal medesimo raffronto emerge l’incremento dell’attività brevettuale sia degli inventori (da 421 a 445 domande mediamente pubblicate all’anno) sia degli Enti di ricerca e Università (da 113 a 134). A partire dal 2009 sono proprie le imprese che sembrano trascinare la disaffezione per lo strumento brevettuale europeo.

Lo scenario brevettuale italiano è caratterizzato da imprese che svolgono attività brevettuale per lo più occasionale, non cogliendo a pieno i vantaggi di costruire un solido portafoglio brevetti: il 57% delle oltre 10.000 aziende titolari di brevetto, tra il 2003 e il 2012, ha presentato una sola domanda all’Epo; tale percentuale supera il 73% se si aggiunge la quota di imprese titolari di due richieste.

Dall’altro lato, un numero ridotto di imprese (pari allo 0,3% del totale) ha pubblicato presso l’Epo più di 100 domande di brevetto; si tratta di soggetti con forte propensione all’innovazione tecnologica, con strategie brevettuali che trainano l’attività sul mercato: tre imprese hanno presentato nel decennio oltre 400 richieste e, tra di esse, una è titolare di più di 1.000 domande.

La ripartizione delle domande di brevetto europeo per classe dimensionale d’azienda mostra che il ricorso maggiore a tale forma di tutela è riconducibile alle grandi imprese (oltre 250 dipendenti) con una quota di 38,1%, seguite dalle medie imprese (50-249 addetti) che contribuiscono per il 21,6% del totale.

La distribuzione territoriale delle domande di brevetto europeo mostra una maggiore concentrazione al Nord. Tra il 2003 e il 2012, il 47,9% delle richieste italiane di brevetto pubblicate dall’Epo fa capo al solo Nord-Ovest, in cui spicca il contributo determinante della regione Lombardia che da sola detiene una quota pari al 34,8% sul totale. Al Nord-Est è attribuibile il 32,1% delle domande. Più limitato è l’apporto delle macroaree Centro e Sud e Isole, alle quali è riconducibile, rispettivamente, il 14,1% e 4,4% delle richieste. La quota residuale si riferisce ai cointestari stranieri.

I profili tecnologici preferiti dai brevetti italiani sono la meccanica e trasporti, chimica, farmaceutica e ambiente. Tali settori nel complesso hanno realizzato, nel periodo 2003-2012, quasi il 60% dell’attività brevettuale.

All’interno della meccanica e trasporti il maggiore contributo proviene dal campo del packaging e dei trasporti. In particolare, le imprese hanno svolto attività brevettuale principalmente su: packaging (8,5% delle domande), trasporti (7,2%), altre macchine speciali (6,0%), tecnologie per l’edilizia (5,4%) e macchine e apparecchiature elettriche (5,3%).

Gli enti di ricerca e le università sono stati coinvolti nello sviluppo tecnologico di biotecnologie (18,5% delle domande), prodotti farmaceutici (12,7%), strumenti e tecnologie di misura (9,3%), chimica fine organica (8,0%) e tecnologie medicali (7,6%).

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