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Imprese: in Italia 135 applicazioni per 'smart manufacturing'

07 luglio 2015 | 15.47
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Secondo l'Osservatorio del Politecnico di Milano manca un piano nazionale

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Anche in Italia è scattata l'ora della quarta rivoluzione industriale, quella dello 'smart manufacturing', l'innovazione digitale nei processi dell'industria che rappresenta la chiave per la competitività del comparto manifatturiero del futuro. E lo 'smart manufacturing' in Italia conosce un buon fermento: sono state individuate 135 applicazioni in ambiti molto diversi all'interno di 43 aziende manifatturiere anche se, rispetto alla grande accelerazione a cui si assiste nel mondo, l'adozione nel nostro Paese appare rallentata da fattori di contesto, culturali, organizzativi e dalla capacità di offerta. Sono alcuni dei risultati della ricerca dell'Osservatorio Smart manufacturing della School of Management del Politecnico di Milano, presentati questa mattina al convegno dal titolo 'La competitività della manifattura passa dal digitale', tenutosi nell'ateneo milanese.

In uno scenario internazionale in cui diversi governi hanno già varato piani per la digitalizzazione del comparto manifatturiero, le imprese italiane, infatti, hanno iniziato a investire in tecnologie come Internet of Things, Big Data e Cloud computing, sistemi di produzione automatizzati (Advanced automation), dispositivi wearable e nuove interfacce uomo/macchina (Advanced Human Machine Interface) o stampa 3D (Additive manufacturing).

Tuttavia, osserva lo studio, l'Italia - secondo Paese manifatturiero d'Europa - ha bisogno di un programma nazionale dedicato per lo meno vicino a quello sviluppato in Germania: un programma di cui si inizia a parlare solo ora e la cui assenza è stata solo in parte mitigata da progetti di ricerca di stampo consortile sviluppatisi dal basso.

“Lo 'smart manufacturing' è la strada fondamentale per il rilancio dell'industria italiana - dice Alessandro Perego, co-responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart manufacturing - perché consente di far lavorare in modo più intelligente e 'connesso' le risorse dei processi industriali, portando efficienza, velocità e flessibilità, elementi di cui le imprese manifatturiere hanno bisogno per recuperare competitività. A più alto livello, consente di innovare il modo di produrre e anche i prodotti stessi. L'Italia deve comprendere a fondo questo paradigma per farne una freccia al proprio arco”.

“Lo 'smart manufacturing' - afferma Andrea Sianesi, co-responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart manufacturing - è̀ destinato a diventare il paradigma della manifattura del futuro. Grazie ad alcune tecnologie digitali innovative, le industrie saranno capaci di maggiore interconnessione e cooperazione tra le proprie risorse e ciò cambierà in modo drastico l'efficienza e la competitività̀, cancellando vincoli fino ad oggi insormontabili con ripercussioni profonde sui processi e sulle possibilità̀ di business. Gli ambiti applicativi sono molto ampi: si va dagli smart objects per la tracciatura dei processi ai Big Data a supporto della gestione della qualità, dall’advanced automation nella logistica interna alle piattaforme cloud dedicate alla collaborazione nei processi esecutivi”.

“La ricerca, pur rivelando un buon fermento anche in Italia, mostra come nel nostro Paese - aggiunge Marco Taisch, co-responsabile scientifico dell'Osservatorio Smart manufacturing - ci sia ancora molta strada da compiere da parte delle aziende utenti, dei fornitori e anche delle istituzioni. Spiace osservare come nel documento 'Strategia per la crescita digitale' della presidenza del Consiglio dei ministri neppure una riga sia dedicata al settore manifatturiero. L'auspicio è di poter contribuire con il nostro lavoro a un cambiamento sul fronte dello 'smart manufacturing', rafforzando l’industria italiana e la sua capacità di generare ricchezza e stabilità economica”.

“La situazione dello 'smart manufacturing' in Italia - commenta Giovanni Miragliotta, responsabile della ricerca dell'Osservatorio Smart manufacturing - mostra luci e ombre. I dati su oltre 75 applicazioni operative e altre 50 in fase sperimentale permettono di dire che le medie e grandi imprese italiane sono già attive su questo tema. Tuttavia emerge l'assenza di una visione strategica, sia a livello di singola impresa sia di Paese. Fare Smart Manufacturing non è adottare questa o quella tecnologia, ma saper 'orchestrare' il digitale per trasformare i processi industriali come è accaduto nel terziario avanzato. L'adozione dello 'smart manufacturing' porta benefici tangibili alla imprese: nelle aziende con applicazioni di smart technologies - prosegue Miragliotta - abbiamo registrato un’ampia soddisfazione in merito al rapporto tra costi e benefici dell’innovazione. E soprattutto si apre la possibilità di disegnare i processi in modo nuovo, superando limiti storici di acquisizione delle informazioni e di cooperazione tra attori e risorse”.

Il percorso di adozione dello 'smart manufaturing' in Italia, purtroppo, appare rallentato da diversi fattori contestuali, culturali, organizzativi e di capacità dell’offerta. Le principali barriere sono le ridotte dimensioni delle nostre imprese, i limiti di cultura digitale nelle decisioni per l'adozione delle tecnologie, l'assenza di equilibrio tra operational technology e information technology nelle organizzazioni. E poi i problemi con i fornitori che - nella percezione delle imprese - tendono a 'monetizzare' commercialmente l’innovazione proposta, più che a supportare la comprensione della portata del cambiamento.

“Considerando però che l’Italia è la seconda manifattura europea e che il comparto manifatturiero rappresenta con il suo indotto il 20% della ricchezza del Paese, sarebbe auspicabile da parte delle istituzioni un’attenzione su questi temi simile a quella dimostrata dall’esecutivo tedesco con il suo programma nazionale. L'Osservatorio ha anche l'obiettivo di sensibilizzare ulteriormente le imprese, i fornitori di tecnologia e le istituzioni verso un programma di intervento che goda poi del supporto dell’esecutivo”, osserva Miragliotta.

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