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In piazza a Torino la paura degli ucraini per le famiglie lontane

24 febbraio 2022 | 19.28
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Sono in Italia per lavoro o per studio, in Ucraina hanno lasciato le famiglie, i figli, le sorelle, i genitori e con loro, nonostante la distanza, ora condividono la paura e le lacrime. E così, perché se si sta insieme la guerra almeno per un po' sembra meno brutta, con un tam tam via social, si sono dati appuntamento in piazza Castello davanti a Palazzo Madama per un presidio spontaneo e per chiedere 'giù le mani dall’Ucraina'. Sono i rappresentanti della comunità ucraina torinese, che nel capoluogo piemontese conta quasi un migliaio di persone, per lo più donne, qualcuna ha marito italiano, qualcun’altra la cittadinanza italiana, le più giovani due ragazze 19enne studentesse universitarie da sei mesi a Torino. Con loro anche alcuni cittadini russi a manifestare solidarietà. Tutti con striscioni giallo azzurri, i colori della bandiera ucraina, affiancati dalla bandiere italiana e da quella europea.

"In Ucraina c’è mia figlia e una delle mie sorelle con la sua famiglia, vivono vicino a Leopoli e io ho tanta paura per loro - racconta in lacrime Anna, da 20 anni in Italia - vogliono scappare ma non possono, ho offerto la mia casa che è più distante della loro dalle zone dove si combatte ma mi hanno detto che non sanno come fare a raggiungerla. I russi dicono che l’Europa è cattiva però in Europa ci vengono sempre per vacanza, per shopping e ci mandano a studiare i figli".

"Bisogna che tutti capiscano che Putin va fermato perché è pericoloso e non si accontenterà dell’Ucraina - aggiunge Svetlana - mia sorella si trova a Kiev. Mi ha detto che sta bene ma che è molto preoccupata perché stanno succedendo cose terribili. Comunicare con lei non è facile, ci serve l’aiuto di tutti perché noi non vogliamo nulla, solo pace e democrazia".

Accanto a lei, da un lato Denis che racconta dell’amico che vive ad Odessa richiamato proprio in questi giorni a combattere, dall’altro Anastasia, che in Ucraina ha la mamma anziana e la sorella che, dice "è pronta ad andare a combattere perché tanta è la rabbia. Non è la prima volta che la Russia compie azioni come questa, abbiamo il supporto degli Stati Uniti e dell’Europa ma non è sufficiente, le sanzioni non bastano. E' da anni che ci sono e non è cambiato nulla". Vicino a lei l’amica Caterina, russa, che spiega "sono qui per amicizia e solidarietà ma anche perché sono contro la guerra e io quel governo non l’ho votato".

Poco più in là due studentesse, Sofia e Daria. Parlano poco l’italiano perché sono a Torino solo da qualche mese. Una delle due ha i genitori vicino alle zone dove si combatte, li ha sentiti questa mattina, sono spaventati. "Fare la guerra è una cosa contro la morale. Non è giusto, non è quello che il nostro popolo vuole".

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