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Inca, bene decreto rinnovo permessi soggiorno a Corte Giustizia europea

22 maggio 2014 | 13.59
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Roma, 22 mag. (Labitalia) - "E' un risultato che si aggiunge alle altre sentenze favorevoli in materia di immigrazione, promosse da noi". Così la presidente dell'Inca, patronato della Cgil, Morena Piccinini, commenta il decreto del Tar del Lazio che, spiega, "sancisce che sarà la Corte di Giustizia europea a decidere se il contributo in Italia per il rilascio del permesso di soggiorno sia legittimo alla luce dei principi fissati in sede comunitaria".

"Una decisione che - rimarca Morena Piccinini - è stata adottata nell'ambito di un ricorso proposto dalla Cgil e dall'Inca. Il giudizio sul decreto resta sospeso, quindi, in attesa della decisione della Corte di Giustizia".

"Nel ricorso al Tar - si legge in una nota del patronato - Cgil e Inca chiedevano l'annullamento del decreto ministeriale con il quale è stata adottata la nuova normativa sui contributi per il rilascio dei permessi di soggiorno, fissando oneri contributivi tra gli 80 e i 200 euro, e istituendo un 'Fondo rimpatri' nel quale far confluire la metà del gettito conseguito e i contributi eventualmente disposti dall'Unione europea, stabilendo che la quota residua fosse assegnata al ministero dell'Interno per gli oneri connessi alle attività istruttorie inerenti al rilascio e al rinnovo dei permessi".

Il sindacato di Corso d'Italia e il suo patronato "hanno contestato la legittimità del decreto per violazione dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza, di capacità contributiva, di imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa". La distribuzione delle risorse derivanti dall'imposizione del pagamento di maggiori oneri per coloro che richiedono il permesso di soggiorno sarebbe, secondo Cgil e Inca, "del tutto irragionevole giacché il pagamento diverrebbe strumento per finanziare le attività connesse al meccanismo dell'immigrazione irregolare".

"Ciascuno Stato membro - si legge nell'ordinanza del Tar - è legittimato a subordinare il rilascio dei permessi di soggiorno alla riscossione di contributi, il cui importo non deve creare un ostacolo al conseguimento dello status di soggiornante di lungo periodo". Ancora: "Il potere discrezionale di cui dispone lo Stato membro per determinare l'importo non è illimitato e non consente, quindi, di stabilire il pagamento di contributi eccessivi".

Per i giudici, essendo, quindi, "di dominio pubblico che, in Italia, il costo per il rilascio di una carta d'identità ammonta attualmente, a circa 10 euro" e, tenuto conto "che l'importo più basso fissato dal decreto per i permessi di soggiorno è di 80 euro", ne deriva che l'onere economico richiesto agli immigrati è pari a circa 8 volte il costo del rilascio della carta d'identità. Per il Tar, questo "confligge con i principi di livello comunitario e soprattutto non sembra coerente con il principio di proporzionalità".

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