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Inca Cgil: addio solidarietà e integrazione per atipici in Ue

07 febbraio 2014 | 10.55
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Roma, 6 feb. (Ign/Labitalia) - La solidarietà e l'integrazione sono due principi che, nei Paesi europei, si stanno perdendo soprattutto per i lavoratori atipici. E' quanto emerso oggi, a Roma, in occasione del convegno, organizzato dall'Inca Cgil, 'Il posto del lavoro atipico nel coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale in Europa', in cui sono stati presentati anche i risultati del progetto Accessor. "Uno dei lati peggiori di questa crisi -ha spiegato Lucio Battistotti, rappresentante in Italia della Commissione europea- è la perdita di uno dei valori fondamentali dell'Unione europea: la solidarietà che sta alla base del processo di integrazione dei lavoratori".

"Stiamo assistendo -ha sottolineato- a un attacco al concetto di cittadinanza europea che aggiunge ulteriori diritti a quello di cittadinanza nazionale. Anzi, per meglio dire, che dovrebbe visto che c'è in atto una vera e propria erosione dei diritti garantiti, soprattutto dei lavoratori atipici. Secondo noi -ha fatto notare- il grande problema è la disoccupazione giovanile, ma non è il solo purtroppo. I Paesi europei hanno precarizzato i posti di lavoro, è aumentato il tasso di povertà, con una media del 24% della popolazione a rischio di povertà e esclusione". Per Battistotti, è dunque necessario "creare un'agenda di nuove competenze, organizzare una piattaforma europea contro la povertà e la disoccupazione facendo anche un miglior uso dei fondi europei e facendo funzionare i centri per l'impiego".

E proprio in questa direzione va il progetto Accessor, promosso dall'Inca che, insieme ai suoi partner sindacali europei, traccia un quadro sulle nuove forme di contratto atipico che si sono sviluppate in 8 Paesi europei: Regno Unito, Germania, Svezia, Spagna, Italia, Belgio, Slovenia e Francia.

"I risultati del progetto -ha ricordato Marisa Pompei, presidente Inca Londra- hanno fatto luce su un campo ancora largamente inesplorato, quale il lavoro atipico. E' emerso che, se da un lato i lavoratori con contratti atipici sono più degli altri spinti a migrare alla ricerca di migliori condizioni economiche e sociali in altri Paesi, dall'altro è proprio tra gli immigrati che le condizioni di lavoro atipico si presentano più frequentemente come unica opportunità di occupazione. I lavoratori atipici -ha continuato Marisa Pompei- hanno redditi bassi e precari quando lavorano, sono scarsamente coperti dai sistemi di sicurezza sociale quando restano disoccupati, perdono una parte dei loro diritti quando si spostano in un altro Stato dell'Unione europea".

"I rischi -ha aggiunto Sonia McKay (Working lives research institute London Metropolitan university Uk)- stanno aumentando per tutte le categorie di lavoratori. Stanno nascendo diversi tipi di contratti atipici che però portano a un abbassamento dei diritti dei lavoratori stessi. Una situazione che va a penalizzare le categorie più vulnerabili: le donne, i giovani, i lavoratori 'anziani' espulsi dal mercato e soprattutto i migranti. Non mi riferisco solo ai migranti provenienti dagli altri continenti, ma anche ai migranti europei che lasciando il proprio Paese si vedono costretti a dover rinunciare anche ai diritti acquisiti".

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