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Inchiesta Juve: procura chiede processo per Agnelli, Nedved e Arrivabene

01 dicembre 2022 | 11.37
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Nel complesso chiesti 13 rinvii a giudizio, anche quello di Paratici

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La procura di Torino ha chiesto 13 rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sui bilanci della Juventus. Si tratta di 12 persone fisiche più la società. Stralciata la posizione degli ex sindaci. Tra le richieste di rinvio a giudizio figurano i vertici: rischiano il processo il presidente Andrea Agnelli, il vice Pavel Nedved, l'ex dirigente Fabio Paratici e Maurizio Arrivabene. Il Cda della società bianconera si è appena dimesso.

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L’inchiesta, avviata nel novembre di un anno fa, riguarda i bilanci di tre annualità, 2019, 2020, 2021, per i quali l’accusa ipotizza plusvalenze fittizie e manovre sugli stipendi dei calciatori durante la pandemia Covid. Lo scorso 24 ottobre era stata notificata agli indagati la chiusura indagini.

GIP - Potrebbe non esserci dolo nella contabilizzazione delle plusvalenze utilizzata dalla Juventus. E' quanto, in sintesi, si rileva nella decisione del gip di Torino che lo scorso ottobre ha rigettato la richiesta di misura cautelare avanzata dalla procura per alcuni degli indagati nell’inchiesta sui conti della Juventus.

"Senza entrare nel merito di quale sia la corretta modalità di iscrizione a bilancio di tali operazioni - sottolinea il giudice - se corrispondesse al vero che la modalità di contabilizzazione delle plusvalenze utilizzate dalla Juventus (anche per le cosiddette operazioni incrociate) è una modalità contabile adottata dalla ‘costante prassi internazionale dell’industria del calcio, laddove i medesimi criteri sono stati adottati da tutte le società calcistiche, sia nazionali che europee’, affermazione che necessiterebbe di un accurato approfondimento, potrebbero profilarsi dei dubbi relativi alla sussistenza del dolo".

Questo, perché, secondo il gip "la società e i relativi vertici non avrebbero fatto altro che fare uso, in un ambito ove sono pacificamente assenti riferimenti e parametri normativi predefiniti volti a regolare la valorizzazione dei calciatori da cosiddette operazione incrociate, di criteri contabili adottati dall’intero settore di riferimento nell’ambito del quale l’ente si trova ad operare, risultando quindi difficile ipotizzare un discostamento consapevole, e quindi in definitiva doloso, dai corretti i criteri di contabilizzazione delle citate poste".

Le cosiddette ‘manovre stipendi’ del 2020 e 2021 sono "certamente illecite" ma "legate a un determinato periodo storico non più attuale", secondo il Gp. "E' ben evidente - scrive il giudice - come le cosiddette manovre stipendi del 2020 e del 2021 siano state poste in essere in stretto rapporto con i fatti collegati alla pandemia e, quindi, come le stesse (certamente illecite e in relazione alle quali si condivide con la pubblica accusa la sussistenza di gravi indizi) siano da ritenersi legati ad un determinato periodo storico non più attuale, con conseguente pericolo di reiterazione, allo stato, pressoché nullo"

E a questo proposito il gip sottolinea che "a riguardo si osserva che non è difatti emerso l’utilizzo di analoghi o anche solo similari meccanismi di artificio contabile in epoca successiva 2021".

JUVENTUS - Ieri la Juventus ha diffuso una lunga nota affermando che "le contestazioni della Procura non paiono fondate" e "ogni sanzione sportiva risulterebbe del tutto infondata" visto che i bilanci non sono alterati. Il club è intervenuto anche per replicare ad articoli che prefigurano sanzioni in ambito sportivo, con un range di provvedimenti che variano per severità. In un clima che sui social richiama quello di calciopoli, la Juve ha preso la parola "in riferimento a quanto riportato da alcuni organi di stampa - nel pieno rispetto della magistratura e degli organismi regolatori del mercato, e pur ribadendo la massima fiducia nelle autorità giudicanti".

"Nella convinzione di aver operato sempre correttamente, Juventus FC intende far valere le proprie ragioni e difendere i propri interessi, societari, economici e sportivi, in tutte le sedi", conclude la nota.

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