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Informazione, monito del Papa: "No a giornali fotocopia"

23 gennaio 2021 | 14.33
LETTURA: 3 minuti

Bergoglio denuncia il prevalere di "una informazione preconfezionata, 'di palazzo', autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone" e di un giornalismo costruito "nelle redazioni, davanti al computer senza mai uscire per strada, senza più 'consumare le suole delle scarpe"

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(Afp)
(Adnkronos)

'No ai giornali fotocopia', stop all’informazione autoreferenziale. Il Papa, nel messaggio per la 55esima Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, invita i media a intercettare la "vita concreta delle persone", lontano da una informazione 'di palazzo': "Pensiamo al grande tema dell'informazione. Voci attente lamentano da tempo il rischio di un appiattimento in 'giornali fotocopia' o in notiziari tv e radio e siti web sostanzialmente uguali, dove il genere dell'inchiesta e del reportage perdono spazio e qualità a vantaggio di una informazione preconfezionata, 'di palazzo', autoreferenziale, che sempre meno riesce a intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone, e non sa più cogliere né i fenomeni sociali più gravi né le energie positive che si sprigionano dalla base della società".

"La crisi dell’editoria - mette in guardia Francesco - rischia di portare a un'informazione costruita nelle redazioni, davanti al computer, ai terminali delle agenzie, sulle reti sociali, senza mai uscire per strada, senza più 'consumare le suole delle scarpe', senza incontrare persone per cercare storie o verificare de visu certe situazioni. Se non ci apriamo all'incontro, rimaniamo spettatori esterni, nonostante le innovazioni tecnologiche che hanno la capacità di metterci davanti a una realtà aumentata nella quale ci sembra di essere immersi. Ogni strumento è utile e prezioso solo se ci spinge ad andare e vedere cose che altrimenti non sapremmo, se mette in rete conoscenze che altrimenti non circolerebbero, se permette incontri che altrimenti non avverrebbero".

Bergoglio rende omaggio anche al coraggio di tanti giornalisti: "Anche il giornalismo, come racconto della realtà, richiede la capacità di andare laddove nessuno va: un muoversi e un desiderio di vedere. Una curiosità, un'apertura, una passione. Dobbiamo dire grazie al coraggio e all'impegno di tanti professionisti - giornalisti, cineoperatori, montatori, registi che spesso lavorano correndo grandi rischi - se oggi conosciamo, ad esempio, la condizione difficile delle minoranze perseguitate in varie parti del mondo; se molti soprusi e ingiustizie contro i poveri e contro il creato sono stati denunciati; se tante guerre dimenticate sono state raccontate. Sarebbe una perdita non solo per l’informazione, ma per tutta la società e per la democrazia se queste voci venissero meno: un impoverimento per la nostra umanità".

Nel messaggio, Francesco parla anche delle opportunità del web mettendo in guardia dalle insidie: "La Rete, con le sue innumerevoli espressioni social, può moltiplicare la capacità di racconto e di condivisione: tanti occhi in più aperti sul mondo, un flusso continuo di immagini e testimonianze. La tecnologia digitale ci dà la possibilità di una informazione di prima mano e tempestiva, a volte molto utile: pensiamo a certe emergenze in occasione delle quali le prime notizie e anche le prime comunicazioni di servizio alle popolazioni viaggiano proprio sul web. E uno strumento formidabile, che ci responsabilizza tutti come utenti e come fruitori. Potenzialmente tutti possiamo diventare testimoni di eventi che altrimenti sarebbero trascurati dai media tradizionali, dare un nostro contributo civile, far emergere più storie, anche positive. Grazie alla rete abbiamo la possibilità di raccontare ciò che vediamo, ciò che accade sotto i nostri occhi, di condividere testimonianze. Ma sono diventati evidenti a tutti, ormai, anche i rischi di una comunicazione social priva di verifiche".

Non si tratta di demonizzare i social, dice Francesco, ma di discernere: "Abbiamo appreso già da tempo come le notizie e persino le immagini siano facilmente manipolabili, per mille motivi, a volte anche solo per banale narcisismo. Tale consapevolezza critica spinge non a demonizzare lo strumento, ma a una maggiore capacità di discernimento e a un più maturo senso di responsabilità, sia quando si diffondono sia quando si ricevono contenuti. Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che insieme possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità: ad andare, vedere e condividere".

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