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Professioni: Ingegneri, categoria attraversa crisi drammatica

21 gennaio 2015 | 11.41
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Flessione del reddito medio dei liberi professionisti negli ultimi sei anni (video). Gli interventi del presidente Zambrano, dei sottosegretari alla Giustizia Ferri e all'Economia Zanetti. Il dibattito dell'Assemblea nazionale degli ingegneri.

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- Sandra Cunningham

"Gli ingegneri che operano come liberi professionisti attraversano una crisi drammatica. Un solo dato è già di per sé esplicativo, quello che attesta l’inesorabile flessione del reddito medio degli ingegneri liberi professionisti negli ultimi sei anni". A sottolinearlo il Consiglio nazionale degli ingegneri in occasione dell'assemblea nazionale, in corso oggi a Roma. (video)

Il Centro studi del Consiglio nazionale calcola che da un reddito medio annuo, nel 2008, pari a 43.000 euro, si sia passati, nel 2014, a un valore medio di poco superiore a 33.000 euro. Non si tratta, evidentemente, di una perdita di pochi punti percentuali, ma di una flessione superiore al 20%.

"Un Paese nel quale -chiarisce- non vi sono, per le forze di lavoro più qualificate (e gli ingegneri rientrano in questa categoria), opportunità di crescita è un Paese nel quale la classe dirigente e politica avrebbe, quanto meno, il dovere di interrogarsi sui motivi di questa dinamica, totalmente dissonante rispetto a ciò che accade in tutte le altre economie avanzate con cui siamo chiamati a confrontarci". Per questo, il Centro studi ha realizzato, tra dicembre 2014 e la prima settimana di gennaio 2015, un’indagine rivolta agli ingegneri iscritti all’albo sul tema del mercato del lavoro, delle regole e degli strumenti di tutela.

"Quasi il 37% del campione -si legge nell'indagine- ha indicato la contrazione del reddito nel 2014 e appena il 21,8% un incremento. Ma la situazione peggiora drammaticamente tra gli ingegneri liberi professionisti: per quasi la metà di essi il reddito nel 2014 ha registrato una consistente contrazione".

"Con un necessario sforzo di ottimismo è possibile affermare che le previsioni per il 2015 indicano qualche timido segnale, se non di miglioramento, quanto meno di arresto dello scivolamento verso il basso. Il 62,5% del campione prevede, infatti, un reddito sostanzialmente stabile, così come la quota di chi prevede una riduzione del reddito si riduce considerevolmente rispetto al consuntivo del 2014", si sottolinea.

In queste condizioni, rileva il Centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri, "tuttavia il sentimento e la visione del futuro sono ovviamente improntati a un senso di smarrimento, sebbene con molte sfumature". "Quasi il 52% del campione (e la stessa quota vale per i soli ingegneri liberi professionisti) - spiega - guarda al futuro con incertezza e il 23,7% si dichiara pessimista. Appena un quarto del campione esprime ottimismo, ma questa quota è ancora più contenuta tra i liberi professionisti (17,9%)".

Nel caso degli ingegneri, precisa, "ad essere messe in discussione non sono le competenze professionali o la capacità del singolo professionista di governare gli aspetti specifici (tecnici) del proprio lavoro, sebbene il conteso sia fortemente mutato e sebbene le skill professionali richiedano un continuo adeguamento".

"Non è affatto in crisi il contenuto intrinseco della professione, ma il contesto di mercato e di regole, in cui essa oggi è collocata. Si tratta di una differenza apparentemente sottile, cavillosa, ma che può fare la differenza nel dibattito sul ritorno alla crescita", avverte.

Oltre il 70% degli ingegneri intervistati ritiene che una laurea in ingegneria sia ancora, nonostante le difficoltà, un’opportunità per il futuro e che dia chance di crescita e di affermazione nel mercato del lavoro. Quasi il 90% del campione non tornerebbe indietro nelle scelte di studio e professionali fatte in passato. Ma soprattutto oltre l’87,6% degli ingegneri che esercitano la libera professione ritengono che la scelta di questa modalità lavorativa, al di là dei fattori di contesto, sia stata quella giusta, potenzialmente in grado di offrire un percorso di carriera e soddisfazioni.

Solo il restante 12% dei liberi professionisti dichiara che se potesse cambierebbe lavoro. Certo, si precisa, il dato va analizzato con attenzione poiché solo il 17% degli ingegneri liberi professionisti dichiara che l’attività lavorativa continua a dare soddisfazioni, mentre ben il 71% esprime un giudizio positivo ma in forma condizionata, ovvero la libera professione nel campo dell’ingegneria darebbe soddisfazioni se tuttavia il contesto del mercato e delle regole fosse diverso, meno critico e opprimente.

Per l’81% è motivo di soddisfazione il livello di autonomia legato alla libera professione, il 70% è soddisfatto del livello di interrelazione che ha con colleghi e clienti, il 65% dei professionisti considera i contenuti del proprio lavoro rispondenti alle proprie aspettative, il 56% ritiene che sia motivo di soddisfazione poter esprimere attraverso la libera professione le proprie competenze.

Ma se l’indagine apre degli spiragli, con altrettanta chiarezza indica i nodi che per gli ingegneri liberi professionisti oggi rappresentano un carico insostenibile. Tra i fattori che oggi non consentono di combattere efficacemente la crisi e di imboccare la strada della ripresa vi è: una pressione fiscale insostenibile, ancor più nella condizione di recessione permanente che il Paese sta attraversando; la bassa remunerazione delle prestazioni nel campo della libera professione dovute ormai a una concorrenza senza regole e alla introduzione dei minimi tariffari.

E ancora: la difficolta di recupero dei crediti per i lavori svolti, specie se il debitore è la pubblica amministrazione; la presenza, più in generale, di regole troppo farraginose e complesse, tali da rendere eccessivamente complicato lo svolgimento dell’attività lavorativa e la quasi totale assenza di norme che attivino incentivi all’esercizio della libera professione (le modifiche recenti al regime agevolato dei minimi ne è un chiaro esempio).

Per oltre l’80% del campione, "è essenziale e urgente intervenire affinché i costi della formazione professionale siano totalmente deducibili; per modificare la normativa sui bandi di gara europei che impedisce di fatto ai liberi professionisti di prendervi parte; per ripristinare la soglia dei 30.000 euro di reddito annuo per godere del regime agevolato dei minimi; così come molto più della metà degli intervistati considera strategico intervenire per il miglioramento delle norme in materia delle società tra professionisti; mentre i 52% ritiene prioritario operare affinché il governo ripristini la possibilità per gli studi professionali in difficoltà di ricorrere alla cassa integrazione guadagni in deroga a favore dei dipendenti".

"Il Paese ha bisogno di infrastrutture moderne -precisa il Consiglio nazionale degli ingegneri- per essere competitivo e l’intervento dello Stato deve tornare ad essere centrale. Serve un piano organico e chiaro per le grandi opere, servono stanziamenti per gli interventi contro il dissesto idrogeologico. Servono stanziamenti per gli interventi -auspica- di messa in sicurezza degli edifici contro il rischio sismico, serve un piano organico e attuabile per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, serve un piano organico per l’ammodernamento dei grandi nodi della rete logistica italiana, serve dare attuazione concreta agli investimenti per le architetture previste dall’Agenzia digitale italiana".

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