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Inizia l'era Bolsonaro

01 gennaio 2019 | 12.36
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Jair Boldonaro e la moglie Michelle (Afp) - AFP

Jair Bolsonaro è il nuovo presidente del Brasile. Il leader dell'estrema destra populista ha prestato giuramento davanti al Congresso di Brasilia, dopo essere stato eletto al ballottaggio del 28 ottobre. "Abbiamo davanti a noi un'opportunità unica per ricostruire il nostro Paese e salvare la speranza dei nostri compatrioti", ha detto Bolsonaro nel suo discorso inaugurale. "Uniremo i poveri, valorizzeremo la famiglia, rispetteremo le religioni e le nostre tradizioni giudaico-cristiane, combatteremo l'ideologia di genere, preservando i nostri valori", ha affermato il nuovo presidente del Brasile. "L'irresponsabilità ci ha portato alla più grande crisi etica, morale ed economica della nostra storia", ha aggiunto. "Oggi cominciamo un arduo compito affinché il Brasile possa iniziare un nuovo capitolo della sua storia".

Esponente dell'estrema destra populista, Bolsonaro ha vinto con il 55% contro l'avversario di sinistra Fernando Haddad. La sua campagna è stata all'insegna di una retorica nazionalista, provocatoria, violenta e incendiaria con cui ha promesso di fare piazza pulita di delinquenti e corrotti, che si ispira al presidente americano Donald Trump, ma anche a quello filippino Rodrigo Duterte. Candidato del piccolo partito Social-liberale, Bolsonaro fa di secondo nome 'Messias' e una importante fetta dell'elettorato lo considera un salvatore della patria, mentre l'altra parte del paese lo detesta. L'attentato subìto il 6 settembre, quando è stato accoltellato da uno squilibrato, non ha fatto che rafforzare la sua popolarità.

UN GOVERNO DI GENERALI - Il nuovo presidente del Brasile Bolsonaro si appresta a guidare il Paese alla testa di un governo, dove siedono molti generali, un noto giudice anticorruzione, soltanto due donne e nessun afro-brasiliano. Il ministero del Lavoro è stato abolito e le sue competenze ripartite fra altri dicasteri. Più snello del governo uscente, quello di Bolsonaro conterà 22 persone, fra cui sette militari, otto tecnocrati e sette politici. Fra i militari spicca il vice presidente Hamilton Mourao, ex generale, che ha studiato nella stessa accademia militare di Agulha Negras dove si è formato l'ex capitano Bolsonaro. Da questa accademia vengono anche il ministro per la Sicurezza Istituzionale, l'ex generale Augusto Heleno, e il segretario del Governo, l'ex generale Carlos Alberto dos Santos Cruz, ma anche due tecnocrati come il Controllore dei Conti Wagner Rosario e il ministro delle infrastrutture (Tarcisio Gomes). Militari sono inoltre il ministro della Difesa, generale Fernando Azevedo, il titolare di Scienza e Tecnologia, l'ex pilota di caccia e primo astronauta sudamericano Marcos Pontes, il ministro delle Miniere, Albuquerque Junior. Il ministro dell'Istruzione, Ricardo Vélez Rodríguez è un ex professore della Scuola di comando dello Stato Maggiore dell'esercito brasiliano.

ORIGINI E CARRIERA - Nato 63 anni fa a Glicerio, nello stato brasiliano di San Paolo, Bolsonaro è figlio di genitori di origine italiana. Giunto al terzo matrimonio, è padre di cinque figli. Ex capitano dell'esercito, sin dal 1991 è stato deputato al parlamento brasiliano, dove ha cambiato nove partiti, tutte piccole formazioni fuori dalle grandi alleanze di potere che hanno governato il paese. Su questa base si è costruito un personaggio di politico 'pulito' lontano dalle élite corrotte. Ma la sua fama è legata soprattutto alla retorica aggressiva di estrema destra, con dichiarazioni choc di stampo omofobo, razzista e misogino. Nel 2008 non ha esitato a dire che "l'errore della dittatura militare è stato quello di torturare e non uccidere" gli oppositori, mentre un'altra volta ha liquidato una deputata di sinistra dicendo che era così "brutta" da "non meritare di essere violentata". Quando ha approvato la destituzione della presidente Dilma Rousseff , ha dichiarato in aula di dedicare il suo voto al soldato che la torturò quando era una giovane guerrigliera. Nell'aprile 2017 ha detto che gli afro-brasiliani "non servono neanche a procreare".

LE CONGRATULAZIONI DI TRUMP E SALVINI - Con un tweet il presidente americano Donald Trump si è congratulato con Bolsonaro, dicendo che ha fatto "un grande discorso di inaugurazione" e aggiungendo: "Gli Usa sono con te". Ha scelto, invece, Facebook il vicepremier Matteo Salvini che, in un post, ha fatto gli auguri di "buon lavoro Presidente Bolsonaro!".

IDEE E SOCIAL - Attivissimo sui social, - ieri ha detto su Twitter che butterà via "la spazzatura marxista" dal sistema educativo brasiliano - Bolsonaro più che difendere un programma politico ha costruito un personaggio che ha suscitato reazioni viscerali fra gli elettori e diviso il paese, durante una competizione elettorale dove non sono mancate dicerie e fake news, diffuse su WhtatsApp. Sostenitore del libero mercato, ha presentato come sua principale proposta la liberalizzazione del possesso di armi per permettere ai cittadini di difendersi dalla criminalità. Gravemente ferito durante l'aggressione del 6 settembre, ha trasformato la sua convalescenza in un teatro mediatico a colpi di tweet, immagini della sua degenza sui social, dirette su Facebook e Youtube. Efficace nei comizi e sui social, dove non c'è contraddittorio, Bolsonaro è più in difficoltà nei dibattiti. Ma la sua convalescenza gli ha permesso di evitare il tradizionale dibattito televisivo con il suo avversario al ballottaggio, Fernando Haddad del partito dei Lavoratori.

Bolsonaro ha il sostegno degli imprenditori e dei latifondisti, che apprezzano il suo orientamento liberista e la promessa di uscire dagli accordi sul clima di Parigi e lasciar mano libera allo sfruttamento economico delle zone protette dell'Amazzonia. Ma il presidente populista piace anche al ceto medio-basso impoverito dalla crisi economica e preoccupato dagli alti tassi di criminalità, in un elettorato religioso e conservatore che rifiuta il matrimonio omosessuale e l'aborto, anche sull'onda della crescente influenza delle chiese evangeliche. Hanno giocato a suo favore anche le paure del 'comunismo' di fronte al disastro della crisi venezuelana. La vittoria di Bolsonaro è dovuta anche al discredito in cui è caduta la classe politica tradizionale sia di destra che di sinistra, a causa di una serie di scandali di corruzione che hanno travolto i principali partiti.

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