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Diga Khakovka distrutta, allarme Kherson: "40mila a rischio" - Video

06 giugno 2023 | 07.39
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Scambio di accuse tra Kiev e Mosca. Case inondate, evacuazione di civili

Diga Khakovka distrutta, allarme Kherson:

Quarantamila persone potrebbero essere evacuate dopo la distruzione della diga Nova Kakhovka, nella regione di Kherson, in Ucraina. È questa la stima fatta dalle autorità ucraine, che hanno già annunciato l'evacuazione di circa 1.300 persone. Il vice procuratore generale ucraino, Viktoriya Litvinova, citata dall'agenzia Unian, ha affermato che, delle persone a rischio evacuazione, più di 17mila si trovano nei territori controllati dall'Ucraina, mentre le altre 25mila nelle zone gestite dalle autorità russe. In tutto, sono circa 80 le località a rischio inondazione a causa dell'innalzamento del livello dell'acqua nel fiume Dnipro. (VIDEO).

Due quartieri della città di Kherson, Korabelny e Richport, sono allagati. Secondo Roman Mrochko, capo dell'amministrazione militare della città, il livello dell'acqua è salito di 2,5 metri a Korabelny e potrebbe continuare ad aumentare fino alle cinque di domani mattina. Il timore è soprattutto per le aree di Kherson lungo il fiume Dnepr, ad un livello più basso del resto della città, dove si sta cercando di evacuare al più presto i residenti.

SCAMBIO ACCUSE KIEV-MOSCA

Kiev ha accusato Mosca di aver distrutto la diga, con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che non usa mezzi termini. "I russi controllano la diga e l'intero impianto di Kakhovka da oltre un anno. E' fisicamente impossibile farla esplodere dall'esterno, bombardandola. E' stata minata dagli occupanti russi. E l'hanno fatta esplodere", ha twittato Zelensky, spiegando che l'attacco è stato sferrato alle 2.50 di questa mattina. "La Russia - ha proseguito Zelensky - ha fatto esplodere una bomba di distruzione ambientale di massa. Si tratta del maggior disastro ambientale provocato dall'uomo in Europa da decenni. E' il peggior terrorista del mondo. Ed è per questo che la sconfitta della Russia, che comunque noi assicureremo in ogni caso, sarà il maggior contributo significativo alla sicurezza nella nostra regione, in Europa e nel mondo".

Di grande importanza anche strategica, la diga è stata infatti occupata dai russi subito dopo l'inizio dell'invasione e da allora è controllata da loro. Il consigliere per la sicurezza nazionale ucraina, Oleksii Danilov, ha spiegato che la diga è stata fatta esplodere dai soldati russi della 205esima brigata di fucilieri motorizzati, dispiegata nell'impianto idroelettrico.

Secondo quanto ha reso noto la società ucraina per l'energia idroelettrica, Ukrhydroenergo, la centrale idroelettrica alimentata dalla diga "è stata completamente distrutta dall'esplosione, avvenuta dall'interno della stanza del motore". La centrale "non può essere riparata", ha precisato.

Kiev in queste ore ha accusato i russi anche di bombardare le aree nel sud dell'oblast di Kherson dove sono in corso evacuazioni di civili. "I militari russi continuano a bombardare i territori dove sono in corso le misure di evacuazione. Un'ora fa, due poliziotti sono stati feriti nell'area. Al momento i bombardamenti continuano", ha detto il ministro ucraino dell'Interno, Ihor Klymenko, alla televisione ucraina, secondo quanto riferisce il Guardian. Kiev accusa Mosca di aver fatto saltare deliberatamente la diga.

Diversa la versione russa, secondo la quale le forze armate ucraine hanno colpito la diga con l'obiettivo ultimo di privare i cittadini della Crimea dell'acqua. E' stato un ''deliberato atto di sabotaggio di Kiev'', ha sostenuto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che il presidente russo Vladimir Putin è stato informato dell'attacco e ''riceve i rapporti del ministero della Difesa su ciò che sta accadendo attorno a Kakhovka''.

Le agenzie di stampa Tass e Ria Novosti scrivono che per colpire la diga è stato usato un lanciarazzi multiplo del tipo Olkha in dotazione delle forze armate ucraine. Questo lanciarazzi usa munizioni guidate ed è stato sviluppato nel 2010 in Ucraina a partire dal sistema sovietico Smerch. E' entrato in servizio a partire dal 2018, e nel 2022 è stato impiegato durante l'invasione russa dell'Ucraina.

STATO DI EMERGENZA

In seguito all'esplosione, il sindaco filo russo di Nova Kakhovka, Vladimir Leontyev, ha dichiarato lo stato di emergenza. "La città è inondata" e anche la centrale idroelettrica adiacente alla diga lo è, ha denunciato.

Leontiev ha fatto sapere che sono almeno 22mila le persone a rischio inondazione che si trovano nei 14 insediamenti vicino alla diga. Sono iniziate le procedure di evacuazione delle aree circostanti. Un funzionario ucraino ha avvertito che mancano solo cinque ore prima che l'acqua raggiunga un "livello critico".

Scambio di accuse tra Mosca e Kiev

AIEA: "MONITORIAMO SITUAZIONE, NON C'È IMMEDIATO RISCHIO A ZAPORIZHZHIA"

Dopo la distruzione della vicina diga di Nova Kakhokva, non c'è "un immediato rischio per la sicurezza nucleare" alla centrale di Zaporizhzhia. E' quanto rende noto l'Agenzia atomica internazionale, sottolineando che i suoi esperti stanno "monitorando con attenzione la situazione". La diga assicura il rifornimento idrico a gran parte dell'Ucraina meridionale, compresa la centrale nucleare di Zaporizhzhia.

In precedenza l'agenzia nucleare ucraina, Energoatom, aveva ricordato come la distruzione della diga potrebbe avere conseguenze negative per la centrale, aggiungendo che comunque la situazione è sotto controllo. "L'acqua del bacino di Kakhovka è necessaria all'impianto per i condensatori delle turbine ed i sistemi di sicurezza" hanno spiegato da Energoatom, assicurando che al momento la riserva per il sistema di raffreddamento "è pieno" e "il livello dell'acqua è di 16,6 metri, che è sufficiente alle necessità dell'impianto".

ONU

''La distruzione della diga di Kakhovka mette in pericolo migliaia di civili, lasciandoli senza casa e con necessità di aiuti umanitari. I civili e le infrastrutture civili non sono un obiettivo''. Lo ha scritto su Twitter l'Ocha, l'Agenzia delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, condannando l'attacco.

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