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Suor Cristina è un "fenomeno dei tempi", cardinale Ravasi "benedice" la religiosa-cantante

Il direttore del coro Cappella Sistina, buon inizio ma poi bisogna andare oltre, attenzione a certa commercializzazione

SPETTACOLO
Suor Cristina è un fenomeno dei tempi, cardinale Ravasi benedice la religiosa-cantante

Suor Cristina

Il 'ministro' della Cultura del Vaticano 'benedice' suor Cristina, la religiosa che ha spopolato nel talent televisivo 'The Voice of Italy' e che in questi giorni ha pubblicato il suo primo album, "Sister Cristina", che include anche una discussa cover di "Like a Virgin" di Madonna. Interpellato dall'Adnkronos, il cardinale Gianfranco Ravasi dà una "piena approvazione" a suor Cristina "come fenomeno culturale pastorale. Parliamoci chiaro - esordisce il presidente del Pontificio Consiglio della Cultura - oggi si sente più che mai la necessità di nuovi linguaggi per essere più vicino ai giovani. E la Chiesa non può trascurarlo. La Chiesa deve essere nella piazza".

La cantante-religiosa nei giorni scorsi aveva detto di voler donare l'album "Sister Cristina" al Papa e di sperare in una sua benedizione. Una approvazione, a metà, arriva invece da mons. Massimo Palombella, direttore del coro della Cappella Sistina, che considera il fenomeno un "buon inizio" se poi si è capaci di andare oltre. Dice Palombella: "il problema di fondo resta la necessità di educare i giovani a diventare adulti, ad avere una visione rotonda della vita". Il maestro del coro mette in guardia dai rischi di "una certa commercializzazione".

Il cardinale Ravasi fa una riflessione più ampia del 'fenomeno suor Cristina' vincitrice dell'ultima edizione italiana di 'The Voice' e oggi al centro di opinioni contrastanti. Da una parte chi la accoglie con favore sostenendo che la religiosa con il suo canto aiuta ad avvicinare a Dio, dall'altra chi mette in guardia dall'eccesso di spettacolarizzazione per una suora. "La mia è un'approvazione piena - dice il cardinale Ravasi - perché la Chiesa deve registrare i gusti dei giovani di oggi". Detto questo, il 'ministro' della Cultura del Vaticano ricorda che non si può prescindere dal linguaggio della "sacralità. E su questo aspetto - osserva - bisognerà che la Chiesa si impegni a comporre musica di livello liturgico".

Il porporato, per spiegare meglio ciò che pensa, dice di avere visto anche testi di autori laici: "penso a Gino Paoli - racconta - ad Antonello Venditti, a Francesco Guccini. Anche nella loro musica ci può essere una dimensione religiosa. Ma poi ci deve essere anche un altro orizzonte". Una cosa mette in chiaro Ravasi: "se c'è solo spettacolo, non ci può essere avvicinamento a Dio" .

Il direttore del coro della Cappella Sistina ci tiene a separare la musica di suor Cristina da quella che più propriamente appartiene al suo campo. "Stiamo parlando di ambiti diversi - premette Palombella -. Il lavoro che svolgiamo all'interno della Sistina si muove all'interno di un contesto che è quello del Concilio Vaticano II, dove musica e testo sono dati". Fatta questa premessa, Palombella mette in guardia dal pericolo di una "certa commercializzazione. Il problema di fondo è che occorre dare una visione rotonda della vita. Va comunicata un'architettura. Perciò penso che suor Cristina potrebbe essere un buon inizio ma non è esaustiva. Questa tipologia di musica - dice ancora più chiaramente il direttore del coro della Cappella Sistina - va bene ma poi occorre arrivare ad una maturità. Ricordiamo che la debolezza viene incontrata da Dio perché deve essere trasformata in risorsa della vita".

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