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Affluenza record per Mi Ami, la faccia dell’indie italiano

Arrivato alla sua dodicesima edizione, è stato un successo

SPETTACOLO
Affluenza record per Mi Ami, la faccia dell’indie italiano

Il MI AMI è la faccia dell’indie italiano, da questo non si scappa. Arrivato alla sua dodicesima edizione (Milano, 27-28 maggio), il festival musicale organizzato dal portale Rockit e dall’agenzia creativa Better Days è diventato un evento a cui un amante della musica pop-rock indipendente non può non partecipare. I numeri parlano chiaro: una line up di 50 artisti e concerti sold out. Nonostante i biglietti costassero 20 euro a serata (18 in prevendita, 30 per due giorni). Nonostante in centro ci fosse il Wired Next Fest gratis al parco Indro Montanelli (con nomi come Subsonica, Fabri Fibra, Mondo Marcio, Marracash e altri). Nonostante la finale di Champions League sabato sera a San Siro.

“Ma è possibile che devo fare la fila anche per uscire?”, si lamentava una ragazza venerdì a fine serata, incolonnata nella calca di persone che tentavano di tornare a casa. Affermazioni simili durante il festival se ne sentivano tante (per prendere un panino si rischiava di perdere un’ora in coda), ma seppur spiacevoli, mostrano con chiarezza il successo dell’evento.

Il MI AMI, code chilometriche a parte, ha funzionato per varie ragioni. Innanzitutto per gli spettatori. Non troppo giovani, ma neanche troppo vecchi (tra i 25 e 40, secondo le stime di AdnKronos), amanti di quel rock emergente non ancora di massa, non si fanno problemi ad aprire il portafoglio per andare a un buon concerto e sono disposti anche qualche sforzo in più. L’idroscalo, dove c’è il Magnolia, è fuori città. Una persona pigra non ci sarebbe mai arrivata, preferendo il più comodo concerto al parco, raggiungibile da tutti, anche dai giovanissimi. Non a caso il Wired Next Fest ha messo in cartellone artisti veramente mainstream, con un occhio di riguardo a certo rap molto amato dagli adolescenti (Fabri Fibra in primis, al cui concerto c’erano centinaia di persone).

Altra ragione di successo: una line up spropositata. 50 artisti, divisi su tre palchi, manco si fosse al concerto del primo maggio a Roma. Ma è meglio troppo che troppo poco. Se non altro non si rischiava di tornare a casa a pancia vuota. Ce n’era per tutti i gusti, dal rock melodico un po’ elettronico dei Cani, al cantautorato maliconico di Calcutta; dalle derive punk dei Gazebo Penguins, ai ritmi scanzonati dei Selton; dal breakbeat psichedelico di Iosonouncane, al gangsta rap di Noyz Narcos (un po’ fuori luogo sul palco del MI AMI). Con qualche nome più conosciuto, anche a livello internazionale, come Ministri e Bloody Beetroots.

Il MI AMI è stato attento anche all’innovazione e alla ricerca di qualcosa di diverso, caratteristica fondamentale per i palati difficili di alcuni appassionati di musica. Ne è un esempio il MI FAI – Waxman brother backyard, il palco dedicato ai concerti illustrati. Durante le due serate una decina di artisti (tra cui Francesca Protopapa alias Pistrice, Pietro Scarnera, Dr. Pira, Cristina Amodeo) hanno affiancato dj e cantanti animando le esibizioni con live painting.

Insomma, chi si fosse perso il festival non può far altro che disperarsi e aspettare l’anno prossimo, sperando che non si sovrapponga con il Wired Next Fest. Non sarà cool come il MI AMI, avrà anche un palco solo e una line up più striminzita e mainstream, ma è una bella occasione per stare in compagnia ed ascoltare bella musica (i concerti comunque, ricordiamolo, sono solo la ciliegina sulla torta di un evento culturale che attira migliaia di persone con centinaia di ospiti da tutto il mondo). Per una volta con comodità, in centro, e per una volta anche gratis. Perché non sempre le cose belle si devono per forza pagare.

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