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Il cinema difende l'oceano, al Lido primo ciak di 'One Ocean Film Unit'

SPETTACOLO
Il cinema difende l'oceano, al Lido primo ciak di 'One Ocean Film Unit'

"Siamo di fronte a una emergenza, il cinema può sensibilizzare le persone a capire che occorre avere un rapporto responsabile con il pianeta". Parla così Cristiana Capotondi, managing editoriale del progetto 'One Ocean Film Unit', presentato per la prima volta alla 75ma Mostra del Cinema di Venezia. Un progetto per la salvaguardia degli oceani che vede protagonisti anche Paolo Genovese – regista del primo corto - Paul Cayard, il velista sette volte campione del mondo, e Riccardo Bonadeo vicepresidente di One Ocean Foundation la Fondazione italiana nata per volontà dello Yacht Club Costa Smeralda, con la finalità di salvaguardare gli oceani. Con Paul Cayard al timone, Genovese, Capotodni e Anna Ferzetti, si imbarcheranno sull’antico veliero Adria - che eccezionalmente entrerà in Canal Grande (unico precedente in epoca moderna è stato con 007 Casino Royal) - per approdare a un Blue Carpet ecologico (realizzato da Aquafil in Econyl, un filo sintetico ecologico rigenerato) al Gritti Palace. Questo sarà il primo ciak simbolico del progetto One Ocean Film Unit, che vedrà anche il coinvolgimento di altri registi italiani e internazionali, per sensibilizzare sul tema della tutela del mare, introducendo il concetto di uno stile di vita sostenibile. "Per noi questo progetto è una sfida. Io e Paul Cayard, che abbiamo vissuto la nostra vita sul mare, ne abbiamo visto il progressivo degrado e sappiamo quanto oggi sia in pericolo. Pochi sanno che il 50% dell’ossigeno che respiriamo viene dall’oceano: se non interveniamo tra qualche anno ci troveremo davvero in difficoltà. Quello che Yatch Club cerca di fare è di educare", dichiara il Commodoro Riccardo Bonadeo.


One Ocean Foundation, presieduta dalla Principessa Zahra Aga Khan, si propone di sensibilizzare il grande pubblico sugli aspetti più critici che mettono in pericolo l'oceano, stimolando iniziative e comportamenti sostenibili. Promuove la sottoscrizione del Codice Etico - la Charta Smeralda - che definisce in 10 punti principi e azioni che ognuno può mettere in pratica a tutela dei mari, patrimonio di tutti. "Presentare questo progetto alla Mostra del Cinema è un’opportunità straordinaria – interviene Cristiana Capotondi, la managing editoriale – perché il senso della Film Unit legata a questa emergenza è di usare quello che emozionalmente può restituire il cinema perché le persone si rendano conto che non è qualcosa che si può rimandare riuscire ad avere un rapporto responsabile con il pianeta. È un’emergenza che va affrontata e in questa direzione si muovono 'One Ocean Foundation' insieme ad altre fondazioni e associazioni, ma quello che vorremmo è che questo diventasse un obiettivo governativo. Abbiamo coinvolto Paolo Genovese perché Paolo è un velista, e ha la sensibilità giusta per sposare il progetto". Per Paolo Genovese: "Il mare è stato il primo amore, prima ancora del cinema. Sono andato in barca a vela per tanto tempo, non a livelli agonistici, solo per piacere - racconta - Oggi il problema degli oceani rischia di essere sottovalutato perché non abbastanza conosciuto, è importante che se ne parli, forse siamo ancora in tempo per fare qualcosa, ma i numeri sono allarmanti".

"Noi, Cristiana ed io - dice Genovese - siamo convinti che il cinema sia il mezzo ideale per smuovere le coscienze, per arrivare al cuore e al cervello delle persone. Per questo Film Unit realizzerà dei corti, il mio sarà solo il primo, poi altri ne verranno, in cui il tema verrà affrontato da un punto di vista diverso. La storia che ho scritto è quella di cinque donne, malate di tumore, molto diverse per età, provenienza, condizione sociale, unite da un fil rouge: tutte sono state salvate dal mare; e per il mare cercheranno anche loro di fare qualcosa". Paul Cayard, Ambassador di 'One Ocean Foundation' ha dichiarato: "Dopo una vita sul mare ho col mare un rapporto molto profondo e concreto; al di là delle esperienze competitive, che sono state sotto gli occhi di tutti, il mare mi ha dato esperienze ed emozioni personali che nessuno conosce, nessuno ha visto. Affrontare i mari del sud, con i suoi ghiacchi, le tempeste, permette di fare pensieri su se stessi molto profondi. Per me è un dovere, una responsabilità fare qualcosa per aiutare il mare. Inoltre, mi fa piacere navigare il Canal Grande, dove ho vissuto nel ’90 per sei mesi, il mio ufficio era sul Canale, la mia casa al Gritti, è una grande emozione". Anche il direttore della Mostra Alberto Barbera, che è intervenuto oggi alla presentazione, si è detto grande fan e sostenitore del progetto perché "terrorizzato da quel che significa questa catastrofe ecologica che incombe, chiunque cerchi di fare qualcosa ha tutta la mia ammirazione".



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